giovedì 20 novembre 2014

Il BIM e la innovativa gestione temporale del progetto: 4D e 5D

ll BIM, acronimo di Building Information Modeling (letteralmente Modello d'Informazioni di un Edificio), consente di non sprecare le rare risorse disponibili in opere sbagliate, infinite nei tempi di realizzazione, più volte rifatte, fuori budget, inefficienti.  Il ciclo di vita di un progetto è caratterizzato da un processo produttivo costituito da una serie di fasi operative eterogenee, che vanno dal progetto architettonico e ingegneristico alla scelta dei fornitori, fino alla realizzazione fisica dei vari componenti e della struttura complessiva. Il software è infatti in grado di supportare ciascuna delle fasi indicate, attraverso funzioni che dalla modellazione architettonica si estendono alla gestione operativa delle attività svolte dai vari attori, dagli studi di progettazione alle imprese esecutrici, fino al rapporto con la committenza, sia essa pubblica che privata, nel rispetto dei vincoli posti dalle clausole contrattuali. L'approccio integrato del Bim consente di trasferire in modo semplice e veloce ai vari referenti di un progetto tutte le informazioni necessarie per la sua gestione, sfruttando modelli tridimensionali arricchiti di dati che, andando oltre a quelli puramente geometrici, definiscono in modo dettagliato le caratteristiche di componenti e materiali, le condizioni contrattuali con fornitori e prestatori d'opera, le normative e quanto altro ruota attorno al progetto in corso d'opera. L’utilizzo di un software BIM comporta l’adozione di un tipo di progettazione definita “orientata agli oggetti”: significa che il progetto è il risultato del posizionamento e della definizione delle caratteristiche di tutti gli elementi che costituiscono l’edificio (muri, pavimenti, tetti, porte, etc.). Nella realtà, ciascuno di questi oggetti/elementi durante il processo di costruzione reale dell’edificio viene collocato (costruito/installato) in un preciso momento temporale. In sostanza le viste possono essere impostate su un preciso spazio temporale (fase definita dall’utente) restituendo una “versione” dell’edificio confacente al momento scelto. Se è possibile impostare le viste (piante, prospetti, etc) in maniera che riportino lo stato dell’edificio in un preciso momento, allora è possibile farlo anche con le tabelle di computo che, in un software BIM oriented, sono viste che documentano l’edificio sotto forma di “dati”. E' facile comprendere le potenzialità dello strumento: potendo estrapolare un abaco relazionandolo a una precisa fase, in relazione ad essa potrete conoscere, per esempio, la quantità degli oggetti demoliti o costruiti, oppure distinguere tra serramenti nuovi ed esistenti, effettuare una stima dei costi e quant’altro doveste aver la necessità di computare. Il vantaggio principale di questa impostazione è la possibilità di ottenere tavole comparative in modo automatico. Le stesse informazioni potrebbero essere anche utili per la gestione dello spazio all’interno del cantiere. La zona che oggi è occupata dallo stoccaggio del materiale per l’esecuzione di una determinata fase, nella successiva potrebbe essere a disposizione per un’altro impiego e così via. 
 esempio di gestione grafica del cantiere

Il modulo Programmazione Lavori 4D permette la realizzazione di scenari di analisi interattivi tra la programmazione dei lavori con diagrammi di Gantt e i modelli 3D elaborati nei preventivi di riferimento. Infatti definendo una data di riferimento una volta realizzato il diagramma di Gantt partendo da un preventivo è possibile visualizzare lo stato dell’opera in 3D con evidenza degli oggetti realizzati o in fase di realizzazione. E’ possibile inoltre selezionare una determinata attività o WBS del Gantt e visualizzare i rispettivi oggetti del modello 3D come pure il viceversa ovvero selezionare uno o più oggetti dal modello e visualizzare le attività o WBS correlate. Una importante funzione è la possibilità di generare filmati in formato AVI che rappresentano virtualmente la realizzazione dell’opera nel tempo partendo dai modelli CAD 3D correlati.


Per il 5D la vista del Diagramma di Gantt prevede la contestuale visualizzazione anche delle curve dei costi e dei ricavi del progetto. Attraverso l’analisi prezzi e dei costi unitamente al modulo Fabbisogni Programmati è possibile generare viste di Budget per Wbs di progetto attraverso prospetti avanzati di Business Intelligence. 


Carlo Gibiino

venerdì 14 novembre 2014

Strumenti di legno e ottone trasformati in dispositivi di misura digitali

Lo studio Belga Unfold ha sviluppato un set di strumenti che misura fisicamente gli oggetti e li trasforma in modelli digitali in real time. Lo studio Unfold ha lavorato al progetto in collaborazione con la designer Penny Webb e la casa tedesca Kirschner 3D , i quali hanno lanciato i prodotti durante il  Dutch Design Week (18/26 Ottobre 2014). Il team ha creato una pinza, un metro a nastro e un goniometro che traduce le misure reali che prendono da un materiale esistente o un oggetto in un file digitale. Questi strumenti possono essere utilizzati in un'applicazione in cui, oggetti parametrici possono essere personalizzati con le misure esatte e materializzati da tecniche di produzione digitali, come la stampa 3D ", ha detto Unfold. Partendo da un semplice disegno di base, le misure prese regolarizzano i parametri del file digitale per realizzarle in diverse dimensioni più lungo, più corto, più largo o sottile. I tre prototipi sono fatti di legno e ottone, e sono stati disegnati per assomigliare quanto più possibile alle loro forme originali. Per dimostrare il progetto, i designers hanno creato una serie di pezzi 3D-stampati che si adattano a diverse dimensioni di vasi di vetro. Gli oggetti stampati sono personalizzati con la tecnologia per adattarsi con precisione sulla sommità degli occhiali e di incorporare un elemento scoperto che funge da maniglia. Ogni volta che una misura è presa, il file digitale  creato, utilizzando uno speciale software, si aggiorna automaticamente. Utilizzando la misura digitale si  elimina ogni margine di errore umano così una volta che il file viene stampato, le dimensioni corrispondono perfettamente al rilievo . Il team infine ha dichiarato: "In questo progetto, noi esploriamo le possibilità di riprendere questi strumenti non fisici, e riportarli al mondo reale senza perdere le loro funzioni digitali".




sabato 8 novembre 2014

Bioplastica da caffè, prezzemolo e cannella, un eccellenza tutta Italiana

Scienza, tecnologia, ambiente, riciclo e riduzione dei rifiuti: questi gli ingredienti per la nascita della plastica vegetale 100%. L’Istituto Italiano di Tecnologia, una delle eccellenze italiane, con sede a Genova, ha realizzato un nuovo tipo di bioplastica ecologica e biodegradabile, trasformabile anche a km zero. Caffe’, prezzemolo e cannella per far nascere la plastica 100% vegetale. Ma possono essere utilizzati anche altri rifiuti vegetali. scienza e ambiente, riciclo e riduzione dei rifiuti. Gli scarti che oggi galleggiano nell’oceano – la cui degradazione richiederebbe circa 1000 anni – potrebbero costituire un’isola grande come la Sicilia. Allo stesso tempo l’Europa produce 28 milioni di tonnellate di scarti vegetali. Partendo da questo dato nasce l’idea di trasformarli in plastica e la soluzione l’hanno trovato gli scienziati dell’Iit, guidati da Athanassia Athanassiou. L’innovazione permette di recuperare per intero gli scarti vegetali e riutilizzarli per applicazioni che consentono di ridurre il consumo di materie prime e l’inquinamento. Gli utilizzi potenziali sono molteplici, perché tutto dipende dai vegetali usati e dalle nanoparticelle con cui questi vengono arricchiti. In questo modo si possono ottenere plastiche con proprietà antiossidanti e antimicrobiche oppure sterili. E non mancano quelle con la capacità di assorbire i metalli pesanti dispersi nell’acqua o essere adatte per inserire chip, sfruttando le caratteristiche magnetiche. «Potremmo avere plastica a km zero, di origine controllata, in grado di cambiare colore e fragranza ad ogni stagione. Un materiale 100% green, che in più potrebbe consentire di risolvere il problema dello smaltimento dei rifiuti biologici», dicono all’Iit.  Il processo di produzione è molto semplice e potrebbe essere ben integrato con la filiera agricola-alimentare di cui si potrebbero valorizzare quelli che oggi sono scarti, con costi alti per lo smaltimento. Per partire però per una produzione allargata, bisognerebbe puntare su alcune nicchie: penso agli imballaggi, al settore beauty, alla purificazione dell’acqua, ad alcuni accessori per la moda», spiega la responsabile del progetto, Athanassia Athanassiou. All’Iit è tutto pronto, ora tocca all’industria compiere il passo verso la produzione. 

Carlo Gibiino

mercoledì 29 ottobre 2014

Orange Fiber, vestirsi con gli scarti delle arance. Questa l'idea di due imprenditrici Siciliane

Possiamo confermare che anche il settore dell’abbigliamento, dopo quello della carta, utilizza gli scarti agroalimentari. Questa è la brillante idea di Adriana Santanocito, una ragazza catanese di 35 anni ed Enrica Arena 28. Il tessuto ricavato dalle arance grazie alle nanotecnologie con cui realizzare abiti vitaminici, rilasciano sulla pelle i loro principi attivi. Questa è stata un’originale  idea che ha vinto prima un premio dalla provincia di Milano, poi l’arrivo in finale alla business plan competition ‘Start Cup Lombardia’ ed infine le è stato assegnato anche il premio ‘Dall’idea all’impresa’ di Assolombarda. “Orange Fiber è la risposta ad un problema – afferma Adriana Santanocito - che da siciliana ho avvertito durante i miei anni di permanenza nella capitale della moda: la sofferenza del settore agrumicolo. Da qui ho iniziato a riflettere per individuare una soluzione valida”. Detto fatto. “L’idea tra origine dalla biomassa, arance e limoni – prosegue - presenti in grandi quantità da utilizzare per creare prodotti ecosostenibili, quali capi di abbigliamento in grado di rilasciare vitamine sulla pelle. Tramite nanotecnologie, infatti, l’olio essenziale di agrumi viene incapsulato e fissato sui tessuti. Da qui, ha inizio un processo di rottura delle microcapsule presenti nel tessuto, in modo automatico e graduale, che comporta il rilascio delle vitamine sulla pelle”. “Siamo in fase di brevettazione con il Politecnico di Milano: è in corso l’estrazione della cellulosa dalla biomassa in laboratorio. Il passaggio successivo è rappresentato dall’ingegnerizzazione, fase lavorativa intermedia che va dal laboratorio all’industria. Vogliamo arrivare alla trasformazione degli agrumi così da produrre materia prima, filato”– confessa entusiasta Adriana. “I benefici sono quelli di una crema cosmetica idratante che viene stesa sul corpo, con la differenza che non occorre massaggiare per farla assorbire! Provare per credere! In più, i capi che non hanno un contatto diretto con l’epidermide di chi li indossa, giocano il ruolo di repellente anti zanzare! La bontà del progetto è duplice: Orange Fiber permetterà di recuperare scarti, offrendo uno sbocco di mercato “alternativo” all’agricoltura e creare benefici per il consumatore finale”.
E mentre la Regione Siciliana resta a guardare, la regione Lombardia ha fornito diversi aiuti ed incentivi; la provincia di Milano le ha inserite in un programma di preincubazione d’impresa, affiancandole nella fase che va dall’idea alla creazione dei prototipi. Assolombarda permetterà quest’anno di realizzare la costituzione della società dedicandole una consulenza gratuita di un team di professionisti quali notaio e commercialista”.

sabato 25 ottobre 2014

Orti nomadi a Berlino: un' idea da seguire

L’idea arriva da Marco Clausen e Robert Shaw, fondatori della comunità no-profit “Nomadisch grün” (letteralmente "verde nomade") i quali, di ritorno da una vacanza a Cuba, hanno pensato bene di importare i giardini nomadi in Europa. A Cuba, visti i pochissimi ritagli di verde che la popolazione è costretta a strappare al cemento della città per il proprio sostentamento, è più che altro un bisogno esistenziale. Nelle città europee quest'idea può trasformarsi in un esperimento di orticoltura urbana, al contempo polmone verde e occasione d’incontro e vita sociale. L’esperimento che si sta conducendo dal 2009 nei pressi della Moritzplatz  ( Kreuzberg )   ha trasformato una appezzamento abbandonato di 6000 mq in un grande orto urbano .  Insieme con amici, attivisti e vicini di casa, il gruppo ha spazzato via i rifiuti, costruito trasportabili orti biologici e raccolto i primi frutti del loro lavoro. Immaginate un futuro in cui ogni spazio disponibile nelle grandi città è utilizzato per far fiorire nuovi spazi verdi, che i residenti creano e utilizzano per la produzione di cibo fresco e sano. Il risultato è l'aumentato della diversità biologica, meno CO2 e un microclima migliore. Gli spazi dovrebbero promuovere un senso di comunità e lo scambio di una vasta gamma di competenze e forme di conoscenza, e nello stesso tempo aiuta le persone a condurre una vita più sostenibile. Sarebbero una sorta di utopia in miniatura, un luogo in cui un nuovo stile di vita urbana può emergere, dove le persone possono lavorare insieme, rilassarsi, comunicare e godere della produzione locale di frutta e verdura. Prinzessinnengarten (il giardino delle principesse)  è un nuovo luogo urbano di apprendimento. E 'dove i residenti possono riunirsi per sperimentare e scoprire di più sulla produzione di alimenti biologici, la biodiversità e la protezione del clima. Lo spazio li aiuterà ad adattarsi ai cambiamenti climatici e conoscere una sana alimentazione, vita sostenibile e uno stile di vita urbano orientato al futuro. Con questo progetto Nomadisch Grün ha intenzione di aumentare la diversità biologica, sociale e culturale del quartiere e pioniere di un nuovo modo di vivere insieme in città. Non si tratta solo di un esperimento di orticoltura urbana ma anche di integrazione sociale: gli abitanti partecipano alla coltivazione collettiva senza possedere appezzamenti individuali ma collaborando e  condividendo successi e raccolti. I bambini delle scuole possiedono invece aiuole dedicate per poter seguire tutte le fasi di coltivazione a scopo didattico.I soci del collettivo, oltre che a rimboccarsi le maniche per coltivare hanno anche creato spazi e attività di svago, come una piccola biblioteca, un bar con prodotti biologici dove sorseggiare qualche bevanda in questa oasi di relax dal trambusto cittadino, tanti workshop in tema di sostenibilità, recycling, agricoltura e piccoli mercatini.
per saperne di più: prinzessinnengarten

Carlo Gibiino




lunedì 20 ottobre 2014

Silos 13: il vecchio impianto industriale diventa scultura urbana

Il progetto è situato a circa 5 metri dalla circonvallazione est di Parigi, alla fine del distretto Zac Rive Gauche. Per consentire questo nuovo sviluppo, la città di Parigi ha chiesto alla Ciments Calcia di spostare il proprio centro di distribuzione esistente vicino alla Senna, non distante dalla stazione di Austerlitz, consentendo di mantenere i rapporti con i clienti della società, di cui l’80% risiede nella zona circostante. Il progetto, trasforma un impianto industriale in una scultura  dal design audace per un impianto industriale. L’edificio, trasformato in uno spazio di lavoro unico, diviene simbolo stesso del materiale che contiene: i corpi verticali (i silos, le scale, gli uffici, il centro per i test) ed il piano terra, sono interamente in cemento, sottolineando così il potenziale plastico di questo componente.  Nell’area uffici e nello spazio di controllo qualità, la luce proveniente dalle due estremità dei silos non risultava sufficiente per illuminare tutti gli spazi di lavoro, l’apertura sugli involucri doveva essere abbastanza grande per permettere l’ingresso della luce ma altrettanto piccola da mantenere la volumetria del complesso. La forma scelta è quelle delle pietre utilizzate nella fabbricazione del calcestruzzo, le finestre riprendono quella dei frammenti di minerale o delle rocce frantumate; al posto del vetro, è stata utilizzata una semplice rete in acciaio inox, alleggerendo il volume della torre, in contrasto con gli elementi orizzontali sullo sfondo. I gusci dei silos orizzontali sono prefabbricati, trasportati in loco e montati in non più di 24 ore, per ogni elemento. 

Carlo Gibiino




giovedì 16 ottobre 2014

Il futuro di Photoshop?....Incredibile

La rinomata casa Statunitense, ha rilasciato un video sulle nuove potenzialità che Photoshop potrebbe avere nell'immediato futuro, le incredibili opzioni vengono mostrate in un video, e fanno restare tutti a bocca aperta. Ecco cosa dichiara il team creativo di Adobe: "Sappiamo che molti utenti di Photoshop stanno abbracciando dispositivi tablet touch screen perché sono divertenti, interattivi e coinvolgenti. E' altrettanto emozionante per noi, sognare nuove possibilità. Quello che abbiamo mostrato al mondo di Photoshop è stato un esperimento con una rappresentazione visiva di compositing che permette a qualsiasi utente di capire i Livelli. Che cosa succede se i livelli possono essere spezzati in una animazione 3D, e quale il risultato finale? Stiamo esaminando modi per utilizzare la fluidità di tocco per manipolare immagini e letteralmente dipingere le modifiche, layer dopo layer.
Carlo Gibiino

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