domenica 24 gennaio 2016

SCIA e conferenza dei servizi, novità nei DLgs sulla riforma della PA

Presentare la SCIA attraverso il modulo standard, senza che l'amministrazione possa richiedere altra documentazione, altrimenti scattano sanzioni disciplinari per i responsabili della PA. E tempi certi per la conferenza dei servizi, semplificata e telematica. Sono le novità presentate in via preliminare nell'ultimo Consiglio dei Ministri, in attuazione della riforma della PA. Il Consiglio dei ministri di ieri sera ha infatti esaminato, in via preliminare, alcuni decreti legislativi in attuazione della delega conferita dal Parlamento per la riforma della pubblica amministrazione. Alcune novità riguardano la Scia, la Segnalazione certificata di inizio attività e la conferenza di servizi e hanno l'obiettivo - hanno ribadito in conferenza stampa il premier Matteo Renzi e il ministro Marianna Madia - di semplificare il rapporto tra cittadino e pubblica amministrazione e di accorciare i tempi di autorizzazione.I decreti legislativi andranno in Parlamento per ricevere osservazioni e poi saranno varati in via definitiva dal Consiglio dei Ministri. Quanto ai tempi: ci vorranno circa tre mesi, ha precisato il presidente del Consiglio, per il via libera definitivo.
La Scia - Segnalazione certificata di inizio attività
Presentare in un unico ufficio, anche in via telematica, un unico modulo standard e valido in tutto il Paese. È quanto si tenta di attuare. La pubblica amministrazione destinataria della SCIA pubblicherà sul proprio sito istituzionale il modello unificato e standardizzato e indicherà l'ufficio unico al quale il cittadino dovrà recarsi. La richiesta da parte della PA di documenti ulteriori rispetto a quelli previsti sarà considerata inadempienza sanzionabile sotto il profilo disciplinare.Sul fronte SCIA, è stato varato un primo provvedimento di tipo generale, poi ci saranno ulteriori novità di dettaglio. «Ieri abbiamo approvato in via preliminare la norma generale sulla SCIA, a questa norma seguiranno poi gli elenchi puntuali dei procedimenti che oggi necessitano di autorizzazione espressa e di quelli che invece non prevedono autorizzazione espressa», ha spiegato il ministro per la Semplificazione e la
Pubblica Amministrazione, Marianna Madia.
Conferenza dei servizi
Vengono introdotte la conferenza dei servizi semplificata, che non prevede riunioni fisiche, ma solo l'invio dei documenti per via telematica, e la conferenza simultanea con riunione (anche telematica) che si svolge solo quando è strettamente necessaria. In entrambi i casi si considera acquisito l'assenso delle amministrazioni che non si sono espresse. Il tempo massimo di risposta previsto è di 5 mesi.I due decreti legislativi, quello sulla Scia e quello sul riordino della conferenza dei servizi, vanno letti insieme. È dal loro intreccio che scaturisce la vera novità che il Governo ha voluto introdurre, spiega ancora il ministro Madia. «Oggi - dice - di fatto le cose si possono fare con SCIA solo formalmente, poi hanno una serie di sub-procedimenti che necessitano di autorizzazioni espresse. La novità è che il cittadino presenta un modulo che è lo stesso in tutta Italia in un unico ufficio dell'amministrazione, che non può richiedere altri documenti rispetto a quanto previsto in quel modulo e sarà quell'ufficio a convocare la conferenza dei servizi. Avendo dato alla conferenza dei servizi tempi certi, abbiamo certezza che anche il meccanismo della Scia giri, e dia al cittadino certezza di tempi».

Per approfondire: www.governo.it

sabato 9 gennaio 2016

Adeguamento antisismico delle scuole, il ministro firma il Dm da 37 milioni

Oltre 37 milioni di euro per un totale di 50 interventi di adeguamento antisismico. Il Ministro dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca, Stefania Giannini, ha firmato il decreto per la ripartizione delle risorse per l'adeguamento antisismico delle scuole.Si tratta degli stanziamenti previsti dalla legge Buona Scuola (107/2015) per gli edifici scolastici che sorgono nelle zone particolarmente esposte a rischio sismico. La valutazione e la conseguente selezione dei Piani regionali degli interventi sono state effettuate da un'apposita Commissione, istituita con decreto direttoriale n.57 del 9 dicembre 2015, della quale fa parte anche il Dipartimento per la Protezione Civile.Il decreto individua, tra l'altro, i termini per l'esecuzione della progettazione e per l'aggiudicazione dei lavori e stabilisce i parametri per il monitoraggio degli interventi. Oltre 6 milioni andranno alla Campania, 5 milioni alla Sicilia, 3,8 milioni al Lazio e 3,4 milioni alla Calabria. Circa 3 milioni ad Emilia Romagna e Veneto. Circa 2 milioni vanno poi alla Toscana e alla Lombardia e alla Puglia.

Vedi la mappa con la ripartizione delle risorse: italiasicura.governo.it

mercoledì 30 dicembre 2015

Il Regime dei minimi 2016 approvato in via definitiva

Aumenta la soglia di reddito da 15 a 30.000 euro Con l'ultimo passaggio appena concluso al Senato, il DDL di Stabilità diventa legge e introduce in via definitiva le modifiche al regime forfettario o dei minimi, che era stato delineato con la manovra del 2015. Per i professionisti la variazione più importante riguarda l'innalzamento da 15mila e 30mila euro della soglia di reddito che ne determina l'ingresso. Dunque chi ne beneficerà potrà godere di un'imposta forfettaria del 15 per cento (sostitutiva dell'Irpef, delle addizionali regionali e comunali e dell'Irap).Il regime (naturale per chi possiede i requisiti di ingresso), così come modificato dalla legge di Stabilità 2016, sarà in vigore dal 1° gennaio 2016.Chi può beneficiare del regime dei minimi così come modificato dalla legge di Stabilità 2011.I professionisti possono beneficiare dell'agevolazione fiscale se, in riferimento all'anno precedente, risultano contemporaneamente verificate alcune condizioni:I ricavi o i compensi non devono aver oltrepassato la soglia dei 30mila euro. La spesa in un anno per dipendenti e collaboratori non deve superare i 5mila euro lordi.Non deve essere oltrepassata la soglia relativa all'acquisto di beni strumentali, fissata in 20mila euro in un anno (non rientrano nel computo i beni immobili utilizzati per la professione).Ne restano esclusi i professionisti che partecipano, contemporaneamente all'esercizio dell'attività, a società di persone o associazioni a esse assimilate (articolo 5 del Tuir), ovvero a società a responsabilità limitata trasparenti. (per approfondire: www.agenziaentrate.gov.it).
Le caratteristiche.Il reddito a cui applicare l'imposta sostitutiva al 15 per cento, viene calcolato applicando un «coefficiente di redditività» che per i professionisti è pari al 78 per cento. Dai ricavi vanno sottratti, inoltre, anche i contributi previdenziali. Dunque se un professionista ha ricavi pari ad esempio a 10mila euro, il reddito imponibile sarà calcolato scalando i contributi previdenziali da 7800 euro (78 per cento di 10mila). Sull'importo che ne viene fuori va calcolata l'imposta al 15 per cento. Per il calcolo dell'imponibile non è permesso, però, detrarre alcuna spesa sostenuta per l'esercizio della professione.Resta l'esonero dal versamento dell'IVA. Ricavi e compensi, inoltre, continuano a non essere assoggettati a ritenuta d'acconto. Si è esclusi anche dagli studi di settore e dall'obbligo di tenuta delle scritture contabili. Restano gli obblighi di numerazione e conservazione delle fatture di acquisto, di certificazione dei corrispettivi e di conservazione dei relativi documenti.
I contribuenti che applicano il regime forfetario possono, inoltre, optare per l'applicazione dell'imposta sul valore aggiunto e delle imposte sul reddito nei modi ordinari. «L'opzione, valida per almeno un triennio, è comunicata con la prima dichiarazione annuale da presentare successivamente alla scelta operata».Non c'è un limite temporale per la permanenza nel regime, si esce con la perdita dei requisiti di accesso. Se viene meno uno dei requisiti necessari per l'accesso (e per la permanenza) nel regime forfettario, le agevolazioni cessano di avere efficacia, ma non subito. Si uscirà dal regime agevolato nell'anno successivo. Dunque se si perdono i requisiti nel corso del 2016 si uscirà dal regime nel 2017.

venerdì 18 dicembre 2015

Stabilità: la Camera estende l'obbligo del POS. Possibile arrivo di sanzioni

La legge di Stabilità approda in Aula alla Camera, dove in commissione Bilancio è stato approvato un emendamento che estende l'obbligo di accettare pagamenti elettronici anche al di sotto dei 30 euro. Una modifica che non avrebbe effetto sui professionisti, giacché le parcelle, qualsiasi sia la prestazione, hanno solitamente importi più alti. Ma le novità non si esauriscono con l'eliminazione della soglia dei 30 euro, l'obbligo di accettare pagamenti elettronici viene esteso anche alle carte di credito, «tranne - recita il nuovo comma 512 bis- nei casi di oggettiva impossibilità tecnica». L'emendamento prevede l'emanazione di un provvedimento attuativo che definisca sia i casi in cui il mancato adempimento costituisce un illecito che le relative sanzioni amministrative pecuniarie. 
Si prevede inoltre l'emanazione di un decreto ministeriale, sentita la Banca d'Italia, che avrà il compito di definire le commissioni interbancarie per le operazioni tramite carta di debito con l'obiettivo di promuovere l'utilizzo delle carte di debito o di credito, in particolare per i pagamenti di importo contenuto. Ricordiamo che l'obbligo per professionisti e commercianti di dotarsi di un terminale per poter accettare pagamenti con carte di debito era stato stabilito da un decreto del Governo Monti nel 2012, il decreto cosiddetto Sviluppo 2.0 (Dl 179 del 2012, art. 15), che, però, non aveva previsto sanzioni per chi non si fosse adeguato alla nuova imposizione. Tanto meno ci ha poi pensato il decreto del Ministero dello Sviluppo Economico e dell'Economia (Decreto interministeriale 24 gennaio 2014) che ha definito gli ambiti di applicazione della legge, prevedendo l'obbligo di accettare carte di debito per tutti i pagamenti di importo superiore a trenta euro.È curioso notare che mentre la Commissione Bilancio approva l'emendamento che estende l'obbligo di dotarsi di POS, alla stessa Camera, le Commissioni riunite Finanze e Attività produttive affrontano lo stesso tema, discutendo una risoluzione che impegna il Governo a revisionare la disciplina sull'accettazione dei pagamenti elettronici e nella quale l'imposizione viene definita come «vessatoria per tutti i professionisti e le imprese italiane ai quali vengono imposte spese obbligatorie facilmente evitabili attraverso altri strumenti quali, ad esempio, il bonifico elettronico e gli assegni bancari, i quali garantiscono gli stessi livelli di tracciabilità e di trasparenza per qualsiasi movimento di denaro».In particolare la risoluzione propone di escludere dall'obbligo tutte le nuove attività per un periodo non inferiore a due anni, e di prevedere che, per i professionisti, le ditte individuali, le micro e piccole imprese, ogni genere di costo o commissione derivanti dall'obbligo di accettare pagamenti mediante POS, sia a carico delle banche. Infine viene chiesto che venga ridotto il costo delle commissioni per le transazioni, introducendo un limite massimo pari a 7 millesimi per le carte di debito e a 1 centesimo per le carte di credito.

sabato 21 novembre 2015

Non è regolare la fattura con un oggetto troppo generico

Le fatture che descrivono con eccessiva genericità e ampiezza le prestazioni effettuate sono irregolari e dunque soggette a sanzioni. A ribadirlo è la Corte di Cassazione con la sentenza 21980 del 2015. La fattura deve riportare natura, qualità e quantità dei beni e dei servizi oggetto dell'operazione, ricorda la sentenza citando il secondo comma dell'art. 21 del Dpr 633/72. Dettagliare l'oggetto della fattura è questione di trasparenza, e serve per consentire all'amministrazione finanziaria lo svolgimento di attività di controllo e verifica. Le Entrate devono dunque essere messe in condizione di poter identificare in maniera precisa l'oggetto della prestazione.Il caso nasce da un ricorso dell'Agenzia delle Entrate, che aveva irrogato sanzioni nei confronti di una società per irregolare compilazione delle fatture. Queste erano state emesse con l'indicazione di un oggetto generico ("servizi professionali, magazzinaggio, trasporto, tenuta contabile, marketing e promozione vendite"). La società aveva presentato ricorso, accolto dai giudici di appello. La sentenza di primo grado dava ragione, infatti, alla contribuente. Pur riconoscendo «l'estrema genericità e ampiezza della casistica relativa alle prestazioni effettuate», riteneva comunque «accettabili» le ragioni che avevano spinto la contribuente a optare per una descrizione generica delle prestazioni, poiché «trattandosi di collaborazioni correnti in molti anni, la descrizione poteva anche ricomprendere quelle effettivamente prestate nei vari periodi e pertanto quelle prestate negli anni 2001, 2002 e 2003».L'Agenzia delle Entrate aveva proposto ricorso in Cassazione e l'esito della sentenza, appena arrivato, dà ragione all'amministrazione finanziaria. Secondo la Cassazione, infatti, hanno sbagliato i giudici della Crt, che, avendo riconosciuto la genericità e l'ampiezza del contenuto delle fatture, avrebbero dovuto anche riconoscerne la difformità rispetto alla legge e dunque confermare le sanzioni decise dall'Agenzia delle Entrate.«Va da sé - si legge nella sentenza - che un'indicazione generica dell'operazione fatturata, [...] che accorpi indistintamente in un'unica descrizione attività assai disparate sotto il profilo dei loro contenuti, spaziando da attività materiali (trasporto e magazzinaggio), ad attività d'ordine (tenuta contabilità), ad attività a più alto contenuto di professionalità (promozione vendite) e ad attività del tutto generiche (servizi professionali e marketing), non soddisfa le finalità conoscitive che la norma intende assicurare.

lunedì 9 novembre 2015

#Lamiascuolaccogliente, avviso pubblico per la valorizzazione ed il recupero di ambienti scolastici

1 milione di euro per il recupero degli spazi comuni nelle scuole italiane. Un'iniziativa per riqualificare, abbellire, valorizzare gli ambienti scolastici, insediando laboratori permanenti che ospitino iniziative che stimolino la creatività degli studenti, favoriscano le esigenze degli istituti e li rendano maggiormente aperti al territorio e in grado di favorire processi di integrazione e multiculturalismo. In breve, un bando per scuole più accoglienti. Entro le 23.59 di giovedì 10 dicembre 2015, le scuole statali di ogni ordine e grado, singolarmente o in reti, potranno inviare la propria candidatura secondo le modalità indicate nel bando. Il contributo massimo erogato dal Miur per ogni singolo progetto sarà di 50.000 euro. Le proposte ammissibili a contributo devono riguardare il recupero, la riqualificazione e la valorizzazione di spazi comuni presenti nelle istituzioni scolastiche e potranno essere realizzate anche attraverso il coinvolgimento di enti, fondazioni o associazioni culturali, istituzioni di alta formazione artistica, musicale e coreutica e/o enti locali e territoriali. I progetti saranno valutati da un'apposita commissione in base, tra gli altri parametri, alla loro idoneità a favorire il recupero di spazi scolastici inutilizzati o diversamente utilizzati; capacità di coinvolgere gli studenti e valorizzarne la creatività; combattere la dispersione scolastica; garantire la coesione sociale, l'integrazione e il multiculturalismo, con il coinvolgimento di studenti stranieri

Link: http://hubmiur.pubblica.istruzione.it/web/ministero/bandi-per-la-scuola

lunedì 2 novembre 2015

Detrazioni fiscali per l'edilizia: le novità nel testo del DDL di Stabilità

Dopo il Consiglio dei Ministri che ha varato il disegno di legge di Stabilità, il testo finalmente è arrivato al Senato, dove inizia l'iter parlamentare per la conversione in legge. Tra le novità, vi è la conferma delle detrazioni fiscali per l'edilizia e del bonus mobili, che viene ampliato alle giovani coppie.L'articolo 6 del disegno di legge proroga al 31 dicembre 2016 i termini entro i quali sostenere le spese per gli interventi di recupero del patrimonio edilizio e di efficientamento energetico al fine di beneficiare delle relative detrazioni fiscali. Dunque fino a tutto il 2016 sarà possibile beneficiare dei bonus per le ristrutturazione e per il risparmio energetico, nella misura rispettivamente del 50 e del 65 per cento. Tra gli interventi che beneficiano della detrazione del 50 per cento rientrano anche quelli di bonifica dall'amianto. Ad essere prolungato è, inoltre, anche il bonus per l'acquisto di mobili, di grandi elettrodomestici (di classe non inferiore ad A+) e di altre apparecchiature per le quali sia prevista l'etichetta energetica.Dunque, per tutto il 2016 le spese sostenute per interventi di ristrutturazione edilizia (fino a 96mila euro per unità immobiliare) e per l'acquisto di mobili e di grandi elettrodomestici (fino a un tetto di spesa di 10mila euro) potranno godere della detrazione del 50 per cento, da suddividere in 10 quote annuali di uguale importo. Dopodiché, salvo ulteriori proroghe, il bonus per l'acquisto di mobili (finalizzati all'arredo dell'immobile oggetto di ristrutturazione) scomparirà e la detrazione per le ristrutturazioni passerà al 36 per cento.La detrazione del 65 per cento per gli interventi di riqualificazione energetica viene mantenuta anch'essa per tutto il 2016. La detrazione è da suddividere in 10 quote annuali di pari importo e per il 2016 il beneficio fiscale viene allargato agli enti che gestiscono l'edilizia residenziale pubblica. Dal 2017, anche in questo caso salvo ulteriori proroghe, il bonus per l'edilizia popolare scomparirà e quello per l'efficientamento calerà al 36 per cento. Il bonus mobili viene inoltre allargato. Il disegno di legge introduce una detrazione ai fini dell'Irpef per l'acquisto di mobili destinati all'abitazione principale, per un ammontare complessivo di spesa non superiore a 8mila euro. A poterne usufruire sono le giovani coppie che acquistino un'abitazione (prima casa) e che abbiano costruito il nucleo familiare da almeno tre anni. Uno dei due componenti non deve aver superato i 35 anni. La detrazione spetta nella misura del 50 per cento delle spese sostenute nel 2016, da ripartire in 10 quote annuali di pari importo. Tale detrazione non è, però, cumulabile, con il bonus mobili attualmente in vigore, che prevede che i mobili acquistati siano destinati all'unità abitativa oggetto di interventi di ristrutturazione ammessi al beneficio fiscale del 50 per cento. 

Il testo: » Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (Legge di stabilità 2016)