Taipei Performing Arts Center | B+U Architects 2008

Taipei Performing Arts Center | B+U Architects 2008
Taipei Performing Arts Center | B+U Architects 2008

martedì 29 luglio 2014

In Ungheria il primo treno auto-alimentato a pannelli solari

Si chiama “Vili” ed è il primo treno alimentato direttamente a pannelli solari. Servirà una tratta turistica tra due località non distanti dalla capitale dell’Ungheria, Budapest. Con due processori di 7 Kw, Vili raggiunge i 25 km orari, necessari per portare i turisti all'interno di una riserva naturale, riducendo al minimo l’impatto ambientale. L’alimentazione del treno, interamente ideata e prodotta nella stessa Ungheria, sfrutta inoltre l’energia delle frenate. Vili non è – in un certo senso – il primo treno alimentato ad energia solare, dato che tra Amsterdam e Parigi corre il Green Train, alimentato da 16.000 pannelli solari lungo la linea ferroviaria, in grado anche di riscaldare e illuminare le stazioni. Tuttavia, Vili, è il primo treno ad auto-alimentarsi con dei pannelli solari installati direttamente sul tetto.Questo è un piccolo esempio di come la tecnica e la volontà siano in grado di fornire risposte innovative ed ecologiche allo stesso tempo. In italia ci sono migliaia di Km di linee ormai abbandonate che si potrebbero riaprire a scopo turistico, ad andamento lento, per godersi i meravigliosi paesaggi che il nostro Paese offre. "Vili" potrebbe rappresentare un nuovo e alternativo modo per utilizzare delle infrastrutture preesistenti attraverso una nuova prospettiva e promuovere il territorio in maniera "green".

lunedì 21 luglio 2014

E-qbo -Piacenza smart city il cubo tecnologico


E' stato inaugurato venerdì 20 giugno , l’e-qbo allestito in piazza Cavalli (Piacenza), dove resterà nelle prossime settimane, grazie al sostegno di sponsor privati, come simbolo di innovazione tecnologica, sostenibilità e sviluppo nell’ambito della ricerca. La struttura, un vero e proprio cubo i cui spazi interni sono fruibili e visitabili, funziona come accumulatore di energia fotovoltaica la cui forma lineare si è integrata, nei mesi scorsi, con scenari suggestivi come quello di Selinunte e ha rappresentato l’Italia al summit World Future Energy di Abu Dhabi. Progettato dall’architetto piacentino Romolo Stanco e sviluppato dalla start up T°Red in partnership con Rse (Gruppo Gse).,la piccola scatola è in grado di accumulare energia attraverso la sua "pelle" fotovoltaica e di metterla a disposizione gratuitamente alla comunità. e-QBO ha girato il mondo; Sono seguite due importanti manifestazioni internazionali (Innovation Cloud e Made Expo) e un viaggio in Sicilia, all'interno del Parco Archeologico di Selinunte in occasione di Architects meet in Selinunte, importante festival di architettura internazionale. In ultimo è volato ad Abu Dhabi per rappresentare l'Italia al World Future Energy Summit: ICE - Istituto Commercio Estero e i Ministeri degli Esteri e dello Sviluppo Economico lo hanno infatti riconosciuto quale simbolo delle attività e delle proposte per le smart city e il futuro urbano, grazie alla sua capacità di unire energia ed estro creativo.  L'energia viene sfruttata per le funzioni interne del cubo e può essere utilizzata per l'illuminazione cittadina, per connessioni wi-fi, per comunicazioni audio e video interattive, acquisizione e restituzione dati e per la ricarica di apparecchi elettronici e veicoli elettrici.



lunedì 7 luglio 2014

Grazie ai cittadini torna a nuova vita la villetta in via Ferdinando I



Negli ultimi anni l'utilizzo degli spazi pubblici è diventato una delle sfide più significative per le amministrazioni locali che, seguendo l'esempio di grandi città europee e mondiali come Barcellona, Londra e New York, si trovano a dover mediare tra gli interessi di soggetti pubblici e privati, associazioni e rappresentanze dei residenti per migliorare la qualità dei luoghi di vita urbani. Lo spazio pubblico è definibile come ogni luogo di proprietà pubblica o di uso pubblico accessibile e fruibile a tutti gratuitamente e senza scopi di lucro. In quanto dotati di specifiche caratteristiche spaziali, storiche, ambientali, sociali ed economiche, gli spazi pubblici rappresentano i luoghi della vita collettiva delle comunità e un elemento decisivo per il benessere individuale e sociale.Il Movimento Caltanissetta Libera, propone una serie di azioni volte al recupero di spazi ed aree pubbliche ormai degradate e da tempo abbandonate dalle varie Amministrazioni che si sono susseguite. Si sono già svolte le prime operazioni di cura della città, Sabato scorso un gruppo di cittadini, armati di buona volontà ed alcuni attrezzi,supportati dal comitato di quartietre e da Caltambiente, sono scesi in campo per ripulire e ridare nuova vita, ad uno spazio pubblico che era diventato esclusivamente covo di sterpaglie. Coesione sociale e interesse generale sono le parole chiave del progetto avviato dal Movimento Caltanissetta Libera per la cura degli spazi pubblici. Un grande plauso va a tutti coloro che hanno partecipato all'iniziativa e che hanno messo a disposizione il loro tempo e le le loro energie per ridare questo splendido spazio alla città.

Per garantire il pieno sviluppo del progetto,sono necessarie a mio avviso, una serie di azioni che possano supportare in maniera omogenea, il progetto:

1. istituire un Tavolo di coordinamento intersettoriale composto dai servizi dell’amministrazione comunale che interagiscono con le attività del progetto per garantirne un raccordo coerente con le attività della città. Tra le principali funzioni del Tavolo vi è quella di individuare le priorità d’azione del piano, reperire risorse e armonizzare gli interventi previsti con quelli definiti dagli altri servizi comunali ed enti.
2. un’azione di monitoraggio delle aree su cui si sono realizzati gli interventi contro il degrado urbano al fine di raccogliere informazioni sullo stato di salute degli spazi pubblici.
3. piccoli interventi, come ad esempio riparare panchine, fioriere,recupero e riuso degli elementi di arredo urbano per garantire la tutela ambientale e il risparmio energetico  che con poche risorse e grazie all’impegno civico tanto dei cittadini quanto degli stessi dipendenti pubblici, sia possibile dare il via a iniziative economicamente sostenibili per la cura della città”.

In questo momento, a causa delle pochissime risorse e la conseguente mancanza di pianificazione, molti spazi sono in sofferenza e pertanto portano i segni del degrado. Il compito delle istituzioni locali è quello di contrastare tutto ciò , cercando di attivare, insieme ai cittadini, dei modi nuovi per gestire gli spazi di quartiere.

Carlo Gibiino

mercoledì 18 giugno 2014

Finanziamenti per donne professioniste o imprese a prevalenza femminile

Firmato un protocollo d'intesa, tra i promotori il Dipartimento delle Pari opportunità e il MiSE Il Dipartimento per le Pari Opportunità presso la Presidenza del Consiglio, il Ministero dello Sviluppo Economico, Abi, Confindustria, Confapi, Rete Imprese Italia e Alleanza della Cooperative Italiane lanciano un comunicato congiunto per annunciare un piano di interventi a sostegno dell'accesso al credito di oltre 1.400.000 PMI a prevalente partecipazione femminile e delle lavoratrici autonome. Verranno attivati specifici plafond bancari per nuovi investimenti e per l'avvio di nuove attività che potranno beneficiare della garanzia dello Stato.Gli enti e le associazioni autori del comunicato hanno firmato un protocollo d'intesa per lo sviluppo e la crescita dell'imprenditorialità e dell'autoimpiego femminili. Le banche che aderiranno al Protocollo, indicheranno il plafond finanziario dedicato che potrà essere utilizzato per la concessione di finanziamenti in relazione a specifiche linee di intervento: 
Investiamo nelle donne: finanziamenti finalizzati a realizzare nuovi investimenti, materiali o immateriali, per lo sviluppo dell'attività di impresa ovvero della libera professione;
Donne in start-up: finanziamenti finalizzati a favorire la costituzione di nuove imprese, ovvero l'avvio della libera professione;
Donne in ripresa: finanziamenti finalizzati a favorire la ripresa delle PMI e delle lavoratrici autonome che, per effetto della crisi, attraversano una momentanea situazione di difficoltà.

 info: sviluppoeconomico.gov.it

venerdì 23 maggio 2014

PoS professionisti: secondo il Consiglio nazionale forense non è obbligatorio

Il presidente del Consiglio nazionale forense, l'avvocato e prof. Guido Alpa scrive ai presidenti degli Ordini degli avvocati con alcune precisazioni riguardo all'obbligo «presunto» di dotarsi di PoS. Dopo aver analizzato la disposizione del decreto Sviluppo bis, il presidente afferma che l'intento della legge è quello di semplificare, ma «non stabilisce affatto che tutti i professionisti debbano dotarsi di PoS».
I contenuti della circolare:
«Come appare evidente anche a prima lettura, la previsione corrisponde a chiari intendimenti di semplificazione e non stabilisce affatto che tutti i professionisti debbano dotarsi di POS, né che tutti i pagamenti indirizzati agli avvocati dovranno essere effettuati in questo modo a partire dalla data indicata, ma solo che, nel caso il cliente voglia pagare con una carta di debito, il professionista sia tenuto ad accettare tale forma di pagamento. In altre parole, salvi i limiti vigenti nell'ordinamento (perché previsti da altre fonti; si pensi ad esempio al divieto di pagamento in contanti oltre la soglia di mille euro, previsto dalla normativa antiriciclaggio, espressamente richiamata dalla disposizione in commento; cfr. art. 49, d. lgsl. 231/2007), la volontà della parti del contratto d'opera professionale (cliente ed avvocato) resta ancora il riferimento principale per la individuazione delle forme di pagamento. Ad esempio, i clienti che sono soliti effettuare i pagamenti tramite assegno o bonifico bancario potranno continuare a farlo».«A ben vedere, dunque, la disposizione in parola introduce un onere, piuttosto che un obbligo giuridico, ed il suo campo di applicazione è necessariamente limitato ai casi nei quali saranno i clienti a richiedere all'avvocato di potersi liberare dall'obbligazione pecuniaria a proprio carico per il tramite di carta di debito. Ipotesi che, considerate le prassi in uso nei fori, per molti colleghi potrebbe anche non verificarsi mai. In ogni caso, qualora il cliente dovesse effettivamente richiedere di effettuare il pagamento tramite carta di debito, e l'avvocato ne fosse sprovvisto, si determinerebbe semplicemente la fattispecie della mora del creditore, che, come noto, non libera il debitore dall'obbligazione. Nessuna sanzione è infatti prevista in caso di rifiuto di accettare il pagamento tramite carta di debito».

lunedì 19 maggio 2014

PER UN PROGETTO DI CITTA'

In questa delicata fase politico-elettorale della Città si impone una domanda da rivolgere ai candidati a sindaco di Caltanissetta: qual è l’idea, il progetto di città che ci condurrà al secondo ventennio del XXI 
secolo? Nell’auspicio che gli aspiranti sindaci e amministratori se lo siano chiesto, noi intendiamo esprimere il nostro punto di vista, la nostra idea di Città, continuando comunque ad opporci a scempi e a saccheggi, a ipotesi del tutto improprie e velleitarie come il cosiddetto “Progetto pilota Provvidenza”. L’abitato cittadino occupa, oggi, quasi completamente i versanti a mezzogiorno di tre colline degli Erei,  spartiacque tra il Mar Ionio e il Canale di Sicilia, costituite da tufi calcarei poggiati generalmente su terreni più teneri, argillosi, alle quali si alternano ampie fasce della formazione gessoso-solfifera: sono le colline di Sant’Anna (m. 694), San Giuliano (m.727) e Sant’Elia (m.738). Il centro urbano, di origine pre-islamica, si estende a sud-ovest fino a due depressioni naturali, Pian del Lago (m.477) e Calderaro (m.453), solcate dai torrenti che da queste colline discendono, tra i quali il torrente Niscima e il torrente delle Grazie (oggi interrato). Ad est, le profonde vallate formate dai torrenti di Sant’Anna e dello Scopatore hanno bloccato l’espansione del centro abitato fino alla contrada Xiboli, lasciando isolato, a circa cinque chilometri, il Villaggio Santa Barbara, quartiere operaio, oggi con circa duemila residenti, sorto a partire del 1939 e destinato agli operai che lavoravano nel vicino bacino solfifero di Juncio, Gessolungo, Stretto e Trabonella. Ad ovest, invece, le dolci dorsali, tra le citate colline di San Giuliano e Sant’Elia, hanno permesso una smisurata espansione edilizia che ha ridotto a soli cinque chilometri la distanza dall’area urbana di San Cataldo. Oggi l’estensione territoriale del centro storico è di 0,735 chilometri quadrati, a fronte degli 8,134 chilometri quadrati dell’intero abitato, e ciò è stato determinato dalla inesorabile speculazione edilizia già ratificata dal Piano regolatore generale redatto dall’ing. Colombo del 1963. Piano che, quantomeno, prevedeva un ideale confine all’espansione edilizia, segnando anche un limite virtuale delle aree di riserva per la futura estensione della Città. La smisurata estensione dell’abitato è anche frutto dell’urbanistica contrattata e dell’abusivismo di difformità: una città senza qualità storicizzata dal Piano Lo Re del 2005. La conseguenza più evidente è che oggi il patrimonio abitativo risulta di gran lunga superiore al fabbisogno dei 60.034 abitanti, con notevole dispendio di risorse economico-finanziarie da parte della pubblica amministrazione, per l’impianto, la gestione e la manutenzione delle opere di urbanizzazione primaria. Pare opportuno ricordare che, per quanto in tre decenni Caltanissetta abbia perso quasi mille residenti, ad oggi resta la città più popolosa del Centro-Sicilia, dal momento che più del 90% degli abitanti dell’Isola risiede nella fascia costiera compresa tra la battigia e i primi trenta chilometri interni. Da non sottovalutare, altresì, il fatto che Caltanissetta possiede uno dei centri storici più grandi della Sicilia ed è dotata di un ricco patrimonio storico-architettonico ed urbanistico con tre millenni di storia. Purtroppo, però, da quasi settant’anni la città è preda di vaste operazioni di speculazione edilizia, di pesanti devastazioni ambientali, di sventramenti del centro storico, di abbattimenti di antichi isolati edilizi, di organizzati abbandoni dei quartieri storici, compreso il villaggio Santa Barbara, di dissennati ampliamenti del perimetro urbano, di mediocri interventi di edilizia privata. La radiografia territoriale della nostra città mostra uno smisurato centro abitato, dove sono leggibili le stratificazioni urbanistiche, un’irrazionale rete stradale, una drammatica carenza di parchi urbani, un’incoerente zonizzazione dei servizi, una rilevante assenza di spazi pubblici e un costante, grave rischio idrogeologico. Emblematici sono i dati ISTAT più recenti da cui si evince che, sommando tutte le unità abitative presenti nel centro urbano, Caltanissetta conta più di due abitazioni pro capite, e che il numero delle seconde case ci pone, in valore assoluto, tra le prime città italiane. Uno studio di qualche anno fa sottolineava la sussistenza di problematiche relative all’assetto idrogeologico dei versanti delle colline Sant’Anna, San Giuliano e Sant’Elia, che determinano periodici scivolamenti nei rioni storici ad essi adiacenti (Saccara, Xiboli, Piedigrotta) e il rilevante riscio di allagamento dei nuovi quartieri insistenti nel bacino imbrifero a sud della città (San Luca, Calderaro). Inoltre, uno studio di più di vent’anni addietro evidenziava, oltre all’inesistenza di zone pedonali, di piste ciclabili e di eco-arterie commerciali, uno sviluppo della rete stradale della città pari a circa 580 chilometri, dei quali solo il 30% dotato di marciapiedi di larghezza superiore al metro e venti. Nello stesso studio si leggeva che fino al 1993 erano stati immatricolati quasi trentamila veicoli. In termini statistici questi numeri, che ovviamente vanno dimezzati per ottenere il dato reale degli automezzi effettivamente in transito, disegnano una realtà in cui ogni veicolo ha a disposizione solo 38,66 metri di strada. Infine bisogna analizzare gli interventi di edilizia convenzionata, caratterizzati da localizzazioni ai margini della zona urbanizzata e spesso in terreni non idonei all’edificazione, per cui i costi delle unità abitative sono lievitati fino quasi a raggiungere quelli di un alloggio di edilizia privata. Ma anche i nuovi insediamenti di edilizia economica e popolare non hanno soddisfatto il fabbisogno residenziale, evidenziando pessime scelte progettuali. Non bisogna dimenticare che il centro storico versa in tali condizioni di fatiscenza da essere interessato da continui crolli e cedimenti di interi isolati. La fittizia, scriteriata corsa al “mattone”, che ha caratterizzato l’economia delle famiglie italiane, a Caltanissetta ha avuto dei risvolti facilmente prevedibili. Infatti un cinquantennio di affannosa competizione per l’acquisto o la realizzazione della propria abitazione e di quella dei propri figli ha decretato l’impoverimento delle famiglie, gravate da pesanti mutui bancari, e l’inevitabile svalutazione del “bene casa”, per cui oggi in Città, una nuova abitazione difficilmente può essere venduta ad un prezzo superiore a quello di acquisto. In più, si deve considerare il ruolo troppo spesso connivente o parassitario della burocrazia. Appare fin troppo chiaro che è necessario, urgente modificare le politiche urbanistiche della nostra città: cambiare le finalità, sostituire gli obiettivi, ribaltare la logica edificatoria. L’urbanistica individua, studia la zonizzazione delle estensioni territoriale, ma può anche decretare la rinascita, la rigenerazione di un agglomerato urbano prevedendo direttive virtuose, finalità e obiettivi qualitativamente compatibili, sostenibili, condivisibili. Rafforzare un’identità che rilanci questa città è possibile e necessario, per quanti hanno scelto di vivere, amare e condividere questo territorio siciliano, ma occorre prendere decisioni  difficili, coraggiose, generose. Slogan elettorali come “Caltanissetta città del terziario avanzato”, “Capoluogo della bio-ricerca”, “Centro del torrone siciliano”, o ancora “Piccola capitale delle arti, del teatro e della musica” sono in qualche modo generati dalle eccellenze nel campo della produzione rurale con la rifondazione di antiche fiere agricole, dalle vocazioni nel settore della ricerca con la valorizzazione del CEFPAS e della Facoltà di Medicina, dai molteplici talenti emersi nell’ambito delle arti figurative, musicali e teatrali. Ma tutto questo non basta: servono idee, scelte, progetti che ridisegnino il volto della Città. Riqualificazione e potenziamento dell’identità urbana potranno, dovranno scaturire dai seguenti interventi, frutto delle analisi territoriali qui esposte e che con forza noi sosteniamo:
• realizzazione di opere ecocompatibili di bonifica del territorio e di assesto idrogeologico anche attraverso il ripristino della vegetazione autoctona;
• razionalizzazione e decisa limitazione dell’espansione urbana;
• rimodulazione della Direzione urbanistica comunale con la costituzione di un apposito Ufficio del centro antico;
• recupero e rivitalizzazione del centro storico, mediante l’attuazione dei piani di recupero di cui all’art. 27 della legge n. 457/78, individuando all’interno della zona “A” di perimetrazione di P.R.G., gli isolati o le aree di tessuto urbanistico da sottoporre ad intervento di risanamento conservativo;
• aggiornamento dell’attuale perimetrazione del centro storico con l’inclusione di aree aventi relazioni di 
continuità di tipo percettivo-simbolico con l’antico tessuto urbano;
• armonizzazione degli strumenti di programmazione urbanistica con quelli di pianificazione paesaggistico-
territoriale, includendo il centro storico nell’ambito del Piano paesaggistico adottato con variante;
• variazione del P.R.G. vigente in merito alle edificazioni realizzate ai limiti della città consolidata;
• modificazione (variante) dell’attuale P.R.G. puntando sulla qualità architettonica, sulla riqualificazione 
edilizia ed energetica, attraverso interventi mirati al recupero del patrimonio esistente;
• qualità architettonica ed eco-sostenibilità nelle nuove realizzazioni, promuovendo un abbattimento sia degli 
oneri di urbanizzazione sia sui costi di costruzione;
• promozione di attività culturali puntando soprattutto ai beni culturali e ambientali del territorio per incentivare il turismo (itinerari regionali sulle presenze arabo-normanne, sui monumenti barocchi, sugli antichi castelli, sulle realtà minerarie, sulle civiltà delle masserie);
• riqualificazione delle opere pubbliche presenti all’interno della città;
• realizzazione di aree commerciali nei diversi quartieri della città attraverso mercati rionali e di un’area attrezzata per il mercatino del sabato;
• realizzazione nel centro storico di una o più aree per le mostre-mercato dell’artigianato e dell’antiquariato;
• razionalizzazione della rete urbana e creazione di nuovi parcheggi;
• realizzazione di parchi pubblici e di spazi di incontro per i cittadini;
• incremento del patrimonio arboreo;
• creazione di piste ciclabili e di aree pedonali.
Tali scelte operative potranno generare: il rilancio del commercio, riqualificando, potenziando le storiche arterie commerciali; la rinascita dell’artigianato, una volta fiorente e propulsore anche di specifiche scuole; la nascita di nuove industrie legate alle potenzialità agricole e pedologiche del territorio; la ripresa di un turismo di nicchia collegato alla cultura enogastronomica e alle emergenze archeologiche, architettoniche e artistiche del territorio; la creazione di un centro di ricerca con la valorizzazione del CEFPAS, compreso il palazzetto dello sport e il padiglione d’ingresso, oggi utilizzato dall’amministrazione dell’Azienda dell’ospedale Sant’Elia; la riutilizzazione delle tratte ferroviarie San Cataldo Scalo-Xirbi e Caltanissetta-Caltagirone per la creazione di una metropolitana leggera e sotterranea che colleghi le aree nord, sud e ovest della Città; la risistemazione degli impianti sportivi esistenti e una nuova politica sportiva che preveda una gestione condivisa, in rete, da parte di federazioni, associazioni, società e amatori.Siamo consapevoli che intenti e finalità di rilancio politico e sociale dipendono anche da fattori non esclusivamente legati alle buone pratiche urbanistiche, ma di certo l’onestà e la capacità dei politici, la tenacia e la creatività degli imprenditori, la qualità del sistema educativo, l’efficienza e l’efficacia del modello amministrativo, l’aperta visione creditizia delle banche, la passione, il coraggio e la voglia di fare, di spendersi dei cittadini saranno fondamentali, decisivi per la rinascita di questa nostra Città.
Leandro Janni, Presidente regionale di Italia Nostra Sicilia
arch. Mario Cassetti
arch. Salvatore Di Vincenzo
arch. Luigi Picone
arch. Giovanni Santagati, Vicepresidente  Genius GeniusLoci Architettura
arch. Carlo Gibiino Presidente Genius GeniusLoci Architettura

giovedì 24 aprile 2014

Professionisti come gli imprenditori, riconosciuto l'accesso ai fondi Ue

La Commissione europea ha adottato ieri il Piano d'azione per le libere professioni. Un piano dall'effetto rivoluzionario: i professionisti sono comparati agli imprenditori e come tali hanno accesso ai fondi Ue.
«Per la prima volta i liberi professionisti diventano veri e propri imprenditori e come tali - ha assicurato il vicepresidente della Commissione Ue Antonio Tajani - avranno la possibilità di utilizzare tutti gli strumenti finanziari comunitari che hanno gli imprenditori». In particolare il piano riguarda quattro punti: accesso al credito, formazione all'imprenditorialità, accesso ai mercati, riduzione del carico normativo. Per la semplificazione, in particolare, sarà organizzato un tavolo di lavoro specifico.«Per i professionisti - ha affermato il presidente di Confprofessioni, Gaetano Stella - si apre una nuova stagione orientata alla crescita e allo sviluppo. Le linee d'azione per sostenere le attività delle libere professioni presentate oggi a Bruxelles dal vicepresidente della Commissione europea, Antonio Tajani, segnano una svolta epocale rispetto alle politiche europee sulle professioni e riconoscono il valore e il ruolo imprenditoriale dei liberi professionisti che potranno così accedere ai benefici che fino a oggi hanno riguardato soltanto le piccole e medie imprese, a cominciare dai fondi europei».Sono già a disposizione i fondi strutturali (2,4miliardi) e il programma Cosme e Horizon 2020 (80miliardi di euro). È quindi «essenziale», ha sottolineato il presidente dell'Adepp Andrea Camporese, «il rapporto con le Regioni per la generazione di bandi ben scritti che includano le necessità dei liberi professionisti quali microcredito, start up, formazione, copertura eventi imprevisti». (ANSA )