domenica 14 dicembre 2014

Riuso degli edifici: Il carcere dismesso diventa un caffè

Situato all'interno delle mura storiche del carcere di Bluestone Pentridge Village (Australia),  il progetto "Giuria Cafe", ideato  da Biasol Design Studio, è focalizzato su esperienze funzionali ed emozionali. Dismesso nel 1997, l' ex carcere non è solo la patria di Giuria Cafe, ma anche un interessante progetto residenziale e commerciale nel cuore della città a soli 8 km da Melbourne CBD a Coburg. Il progetto di interior design, Giuria Cafe è stato approntato dal team di progettazione  Biasol: Design Studio affrontando diverse sfide. Da un lato è stato rispettato il suo passato oscuro di prigione, dall'altro hanno anche voluto infondere nuova vita nel caffè affinchè i suoi clienti possano godere di un atmosfera unica e rilassante. Il tema dell' irriverenza ha guidato Biasol: Design Studio, per giocare con le idee - idee che creano un contrasto tra le pareti di pietra blu scuro e una palette di colori vivaci e legni chiari. Insieme a queste idee di colore, è stato utilizzato un mix di materie prime  come legno compensato, elementi strutturali e cemento che ha permesso al team di progettazione di formare un motivo geometrico intriso di colore. Tale struttura ha creato un effetto giocoso che ha anche permesso di attraversare il suo passato oscuro e abbracciare un ambiente divertente per il futuro. Le luci pendenti, con cavo tessile rosso  e lampade scultoree, sono state appese in formazione in modo da disegnare una L sul bancone di legno. Sopra i tavoli, i cavi dai colori vivaci sono avvolti intorno alle capriate del soffitto di legno per diminuire la lunghezza. Altri sono attorcigliati ai muri e dietro un grande logo di legno che mette in mostra il nome del locale dietro il bancone. Lo spazio è stato ammorbidito ulteriormente con l'aggiunta di verde,  tavoli su misura e sgabelli che sono, ancora una volta, tutti realizzati con materiali naturali.

Carlo Gibiino





domenica 7 dicembre 2014

Bioplastica: architettura riciclabile per facciate innovative

Un team di professori e studenti del ITKE il dipartimento di Strutture e Costruzioni della facoltà di Architettura dell’Università di Stoccarda, ha presentato nell’ambito del Research Proiect Bioplastic Facade, supportato dal EFRE (European Fund for Regional Development), Arborskin, il prototipo di padiglione dalla facciata riciclabile, realizzato con un nuovo tipo di bioplastica, un materiale che contiene più del 90 percento di componenti riciclati, provenienti da fibre naturali. La sperimentazione tedesca con il suo modello 3D apre una serie di scenari innovativi ed importanti nell’ambito dell’applicazione delle materie plastiche da materiale rinnovabile applicate alle costruzioni. L’intero padiglione è realizzato con elementi di facciata in 3D e dimostra le potenzialità estetiche e strutturali delle bioplastiche. Ha vinto recentemente un premio in uno dei più importanti concorsi tedeschi sulle idee innovative. Grazie alla collaborazione di scienziati dei materiali, architetti, progettisti, tecnici di produzione ed esperti ambientali è stato possibile sviluppare un nuovo materiale, appunto, che costituisce una risorsa efficiente ed alternativa ai materiali da costruzione. Partner di ricerca è stato il gruppo Tecnaro, che ha realizzato Arboblend, un particolare tipo di granuli bioplastici che possono essere facilmente estrusi per conformare lastre lavorabili in molteplici modi: possono essere forate, stampate, laminate, tagliate al laser. Il progetto della struttura a guscio è basato su una rete di forme triangolati in pezzi tetraedrici di dimensioni diverse. La doppia pelle curva è fatta con piramidi di bioplastica di 3.5 mm di spessore che vengono assemblate meccanicamente per creare la superficie di forma libera. La forma complessa a doppia curvatura portante è realizzata collegando tra loro i tetraedri con anelli di rinforzo e travicelli. I fogli di bioplastica possono essere modellati e adattati liberamente per soddisfare qualsiasi esigenza estetica dell’edificio. Finora le bioplastiche erano state utilizzatte solo per il confezionamento ma questo padiglione dimostra che il materiale può essere promosso ad alternativa verde al cemento, la cui produzione rappresenta l'otto per cento delle emissioni globali di anidride carbonica.

Carlo Gibiino



domenica 23 novembre 2014

Utrecht: un ottimo esempio per ristrutturare un edificio storico.

Dreessen Willemse Architecten ha progettato una struttura di 1.500 metri quadrati per sostituire due edifici storici fatiscenti che originariamente si trovavano sul Steenweg Street, una delle strade più antiche della città olandese. Ospita negozi sui due livelli inferiori e alloggi per studenti sui due piani superiori. L'edificio ha un profondo, tetto grigio increspato con sporgenti abbaini e una facciata fatta di mattoni rossi sottili. Gli architetti hanno scelto queste caratteristiche per fare riferimento alle ancestrali proprietà  su entrambi i lati, ma li hanno affiancati con materiali moderni e forme che includono un'ampia distesa di vetri e cornici sottili. "Come condizione per la demolizione, il comune ha richiesto che un nuovo monumento dovesse essere costruito al suo posto", ha detto lo studio."La divisione non allineata della facciata anteriore, non visibile a prima vista, si riferisce ai due edifici che originariamente erano lì  ed inoltre è conforme alla lottizzazione dei terreni sulla Steenweg."Lo spazio dedicato al negozio è disposto sopra nei primi due livelli dell'edificio, collegati da una scala mobile. Al piano terra, grandi lastre di vetro formano una generosa vetrata, mentre il  negozio al piano superiore ha una fila di finestre alte. Le aperture delle finestre ai piani superiori sono disposti secondo un ritmo che corrisponde a quello dei fabbricati che hanno di fronte. Essi sono incorniciati da spesse sezioni di pietra grigio chiaro che sporgono leggermente dalla facciata in mattoni."Dove l'edificio ha un linguaggio classico, viene applicata una materializzazione moderna e dettagliata ", hanno detto gli architetti. L'edificio si estende sopra una cantina medievale, che ora è stata trasformata in un deposito per le biciclette degli studenti e negozio.
Fotografie di Arthur Bagen.

Carlo Gibiino




giovedì 20 novembre 2014

Il BIM e la innovativa gestione temporale del progetto: 4D e 5D

ll BIM, acronimo di Building Information Modeling (letteralmente Modello d'Informazioni di un Edificio), consente di non sprecare le rare risorse disponibili in opere sbagliate, infinite nei tempi di realizzazione, più volte rifatte, fuori budget, inefficienti.  Il ciclo di vita di un progetto è caratterizzato da un processo produttivo costituito da una serie di fasi operative eterogenee, che vanno dal progetto architettonico e ingegneristico alla scelta dei fornitori, fino alla realizzazione fisica dei vari componenti e della struttura complessiva. Il software è infatti in grado di supportare ciascuna delle fasi indicate, attraverso funzioni che dalla modellazione architettonica si estendono alla gestione operativa delle attività svolte dai vari attori, dagli studi di progettazione alle imprese esecutrici, fino al rapporto con la committenza, sia essa pubblica che privata, nel rispetto dei vincoli posti dalle clausole contrattuali. L'approccio integrato del Bim consente di trasferire in modo semplice e veloce ai vari referenti di un progetto tutte le informazioni necessarie per la sua gestione, sfruttando modelli tridimensionali arricchiti di dati che, andando oltre a quelli puramente geometrici, definiscono in modo dettagliato le caratteristiche di componenti e materiali, le condizioni contrattuali con fornitori e prestatori d'opera, le normative e quanto altro ruota attorno al progetto in corso d'opera. L’utilizzo di un software BIM comporta l’adozione di un tipo di progettazione definita “orientata agli oggetti”: significa che il progetto è il risultato del posizionamento e della definizione delle caratteristiche di tutti gli elementi che costituiscono l’edificio (muri, pavimenti, tetti, porte, etc.). Nella realtà, ciascuno di questi oggetti/elementi durante il processo di costruzione reale dell’edificio viene collocato (costruito/installato) in un preciso momento temporale. In sostanza le viste possono essere impostate su un preciso spazio temporale (fase definita dall’utente) restituendo una “versione” dell’edificio confacente al momento scelto. Se è possibile impostare le viste (piante, prospetti, etc) in maniera che riportino lo stato dell’edificio in un preciso momento, allora è possibile farlo anche con le tabelle di computo che, in un software BIM oriented, sono viste che documentano l’edificio sotto forma di “dati”. E' facile comprendere le potenzialità dello strumento: potendo estrapolare un abaco relazionandolo a una precisa fase, in relazione ad essa potrete conoscere, per esempio, la quantità degli oggetti demoliti o costruiti, oppure distinguere tra serramenti nuovi ed esistenti, effettuare una stima dei costi e quant’altro doveste aver la necessità di computare. Il vantaggio principale di questa impostazione è la possibilità di ottenere tavole comparative in modo automatico. Le stesse informazioni potrebbero essere anche utili per la gestione dello spazio all’interno del cantiere. La zona che oggi è occupata dallo stoccaggio del materiale per l’esecuzione di una determinata fase, nella successiva potrebbe essere a disposizione per un’altro impiego e così via. 
 esempio di gestione grafica del cantiere

Il modulo Programmazione Lavori 4D permette la realizzazione di scenari di analisi interattivi tra la programmazione dei lavori con diagrammi di Gantt e i modelli 3D elaborati nei preventivi di riferimento. Infatti definendo una data di riferimento una volta realizzato il diagramma di Gantt partendo da un preventivo è possibile visualizzare lo stato dell’opera in 3D con evidenza degli oggetti realizzati o in fase di realizzazione. E’ possibile inoltre selezionare una determinata attività o WBS del Gantt e visualizzare i rispettivi oggetti del modello 3D come pure il viceversa ovvero selezionare uno o più oggetti dal modello e visualizzare le attività o WBS correlate. Una importante funzione è la possibilità di generare filmati in formato AVI che rappresentano virtualmente la realizzazione dell’opera nel tempo partendo dai modelli CAD 3D correlati.


Per il 5D la vista del Diagramma di Gantt prevede la contestuale visualizzazione anche delle curve dei costi e dei ricavi del progetto. Attraverso l’analisi prezzi e dei costi unitamente al modulo Fabbisogni Programmati è possibile generare viste di Budget per Wbs di progetto attraverso prospetti avanzati di Business Intelligence. 


Carlo Gibiino

venerdì 14 novembre 2014

Strumenti di legno e ottone trasformati in dispositivi di misura digitali

Lo studio Belga Unfold ha sviluppato un set di strumenti che misura fisicamente gli oggetti e li trasforma in modelli digitali in real time. Lo studio Unfold ha lavorato al progetto in collaborazione con la designer Penny Webb e la casa tedesca Kirschner 3D , i quali hanno lanciato i prodotti durante il  Dutch Design Week (18/26 Ottobre 2014). Il team ha creato una pinza, un metro a nastro e un goniometro che traduce le misure reali che prendono da un materiale esistente o un oggetto in un file digitale. Questi strumenti possono essere utilizzati in un'applicazione in cui, oggetti parametrici possono essere personalizzati con le misure esatte e materializzati da tecniche di produzione digitali, come la stampa 3D ", ha detto Unfold. Partendo da un semplice disegno di base, le misure prese regolarizzano i parametri del file digitale per realizzarle in diverse dimensioni più lungo, più corto, più largo o sottile. I tre prototipi sono fatti di legno e ottone, e sono stati disegnati per assomigliare quanto più possibile alle loro forme originali. Per dimostrare il progetto, i designers hanno creato una serie di pezzi 3D-stampati che si adattano a diverse dimensioni di vasi di vetro. Gli oggetti stampati sono personalizzati con la tecnologia per adattarsi con precisione sulla sommità degli occhiali e di incorporare un elemento scoperto che funge da maniglia. Ogni volta che una misura è presa, il file digitale  creato, utilizzando uno speciale software, si aggiorna automaticamente. Utilizzando la misura digitale si  elimina ogni margine di errore umano così una volta che il file viene stampato, le dimensioni corrispondono perfettamente al rilievo . Il team infine ha dichiarato: "In questo progetto, noi esploriamo le possibilità di riprendere questi strumenti non fisici, e riportarli al mondo reale senza perdere le loro funzioni digitali".




sabato 8 novembre 2014

Bioplastica da caffè, prezzemolo e cannella, un eccellenza tutta Italiana

Scienza, tecnologia, ambiente, riciclo e riduzione dei rifiuti: questi gli ingredienti per la nascita della plastica vegetale 100%. L’Istituto Italiano di Tecnologia, una delle eccellenze italiane, con sede a Genova, ha realizzato un nuovo tipo di bioplastica ecologica e biodegradabile, trasformabile anche a km zero. Caffe’, prezzemolo e cannella per far nascere la plastica 100% vegetale. Ma possono essere utilizzati anche altri rifiuti vegetali. scienza e ambiente, riciclo e riduzione dei rifiuti. Gli scarti che oggi galleggiano nell’oceano – la cui degradazione richiederebbe circa 1000 anni – potrebbero costituire un’isola grande come la Sicilia. Allo stesso tempo l’Europa produce 28 milioni di tonnellate di scarti vegetali. Partendo da questo dato nasce l’idea di trasformarli in plastica e la soluzione l’hanno trovato gli scienziati dell’Iit, guidati da Athanassia Athanassiou. L’innovazione permette di recuperare per intero gli scarti vegetali e riutilizzarli per applicazioni che consentono di ridurre il consumo di materie prime e l’inquinamento. Gli utilizzi potenziali sono molteplici, perché tutto dipende dai vegetali usati e dalle nanoparticelle con cui questi vengono arricchiti. In questo modo si possono ottenere plastiche con proprietà antiossidanti e antimicrobiche oppure sterili. E non mancano quelle con la capacità di assorbire i metalli pesanti dispersi nell’acqua o essere adatte per inserire chip, sfruttando le caratteristiche magnetiche. «Potremmo avere plastica a km zero, di origine controllata, in grado di cambiare colore e fragranza ad ogni stagione. Un materiale 100% green, che in più potrebbe consentire di risolvere il problema dello smaltimento dei rifiuti biologici», dicono all’Iit.  Il processo di produzione è molto semplice e potrebbe essere ben integrato con la filiera agricola-alimentare di cui si potrebbero valorizzare quelli che oggi sono scarti, con costi alti per lo smaltimento. Per partire però per una produzione allargata, bisognerebbe puntare su alcune nicchie: penso agli imballaggi, al settore beauty, alla purificazione dell’acqua, ad alcuni accessori per la moda», spiega la responsabile del progetto, Athanassia Athanassiou. All’Iit è tutto pronto, ora tocca all’industria compiere il passo verso la produzione. 

Carlo Gibiino

mercoledì 29 ottobre 2014

Orange Fiber, vestirsi con gli scarti delle arance. Questa l'idea di due imprenditrici Siciliane

Possiamo confermare che anche il settore dell’abbigliamento, dopo quello della carta, utilizza gli scarti agroalimentari. Questa è la brillante idea di Adriana Santanocito, una ragazza catanese di 35 anni ed Enrica Arena 28. Il tessuto ricavato dalle arance grazie alle nanotecnologie con cui realizzare abiti vitaminici, rilasciano sulla pelle i loro principi attivi. Questa è stata un’originale  idea che ha vinto prima un premio dalla provincia di Milano, poi l’arrivo in finale alla business plan competition ‘Start Cup Lombardia’ ed infine le è stato assegnato anche il premio ‘Dall’idea all’impresa’ di Assolombarda. “Orange Fiber è la risposta ad un problema – afferma Adriana Santanocito - che da siciliana ho avvertito durante i miei anni di permanenza nella capitale della moda: la sofferenza del settore agrumicolo. Da qui ho iniziato a riflettere per individuare una soluzione valida”. Detto fatto. “L’idea tra origine dalla biomassa, arance e limoni – prosegue - presenti in grandi quantità da utilizzare per creare prodotti ecosostenibili, quali capi di abbigliamento in grado di rilasciare vitamine sulla pelle. Tramite nanotecnologie, infatti, l’olio essenziale di agrumi viene incapsulato e fissato sui tessuti. Da qui, ha inizio un processo di rottura delle microcapsule presenti nel tessuto, in modo automatico e graduale, che comporta il rilascio delle vitamine sulla pelle”. “Siamo in fase di brevettazione con il Politecnico di Milano: è in corso l’estrazione della cellulosa dalla biomassa in laboratorio. Il passaggio successivo è rappresentato dall’ingegnerizzazione, fase lavorativa intermedia che va dal laboratorio all’industria. Vogliamo arrivare alla trasformazione degli agrumi così da produrre materia prima, filato”– confessa entusiasta Adriana. “I benefici sono quelli di una crema cosmetica idratante che viene stesa sul corpo, con la differenza che non occorre massaggiare per farla assorbire! Provare per credere! In più, i capi che non hanno un contatto diretto con l’epidermide di chi li indossa, giocano il ruolo di repellente anti zanzare! La bontà del progetto è duplice: Orange Fiber permetterà di recuperare scarti, offrendo uno sbocco di mercato “alternativo” all’agricoltura e creare benefici per il consumatore finale”.
E mentre la Regione Siciliana resta a guardare, la regione Lombardia ha fornito diversi aiuti ed incentivi; la provincia di Milano le ha inserite in un programma di preincubazione d’impresa, affiancandole nella fase che va dall’idea alla creazione dei prototipi. Assolombarda permetterà quest’anno di realizzare la costituzione della società dedicandole una consulenza gratuita di un team di professionisti quali notaio e commercialista”.