NEUES GYMNASIUM BY HASCHER JEHLE ARCHITEKTUR - 2012

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giovedì 24 aprile 2014

Professionisti come gli imprenditori, riconosciuto l'accesso ai fondi Ue

La Commissione europea ha adottato ieri il Piano d'azione per le libere professioni. Un piano dall'effetto rivoluzionario: i professionisti sono comparati agli imprenditori e come tali hanno accesso ai fondi Ue.
«Per la prima volta i liberi professionisti diventano veri e propri imprenditori e come tali - ha assicurato il vicepresidente della Commissione Ue Antonio Tajani - avranno la possibilità di utilizzare tutti gli strumenti finanziari comunitari che hanno gli imprenditori». In particolare il piano riguarda quattro punti: accesso al credito, formazione all'imprenditorialità, accesso ai mercati, riduzione del carico normativo. Per la semplificazione, in particolare, sarà organizzato un tavolo di lavoro specifico.«Per i professionisti - ha affermato il presidente di Confprofessioni, Gaetano Stella - si apre una nuova stagione orientata alla crescita e allo sviluppo. Le linee d'azione per sostenere le attività delle libere professioni presentate oggi a Bruxelles dal vicepresidente della Commissione europea, Antonio Tajani, segnano una svolta epocale rispetto alle politiche europee sulle professioni e riconoscono il valore e il ruolo imprenditoriale dei liberi professionisti che potranno così accedere ai benefici che fino a oggi hanno riguardato soltanto le piccole e medie imprese, a cominciare dai fondi europei».Sono già a disposizione i fondi strutturali (2,4miliardi) e il programma Cosme e Horizon 2020 (80miliardi di euro). È quindi «essenziale», ha sottolineato il presidente dell'Adepp Andrea Camporese, «il rapporto con le Regioni per la generazione di bandi ben scritti che includano le necessità dei liberi professionisti quali microcredito, start up, formazione, copertura eventi imprevisti». (ANSA )

martedì 1 aprile 2014

Rigenerazione urbana

Il tema della rigenerazione urbana è di grande attualità e può contribuire a ridare vita alla discussione tecnica al fine di calibrare con maggiore successo sia gli strumenti normativi che quelli progettuali. Il nostro territorio ha bisogno di politiche per lo sviluppo per tornare a crescere; le città sono il motore dell'economia, e possono essere considerate catalizzatori di innovazione e creatività, affinché ciò avvenga le  dimensioni - sociale, culturale, economico, ambientale - della vita urbana vanno improrogabilmente messe in stretta relazione attraverso un approccio integrato. La programmazione finanziaria dell’Unione Europea per il periodo 2014-2020 offre nuove ed importanti opportunità per lo sviluppo urbano: quali creazione di lavoro, sfruttamento sostenibile delle risorse energetiche, mobilità sostenibile e riqualificazione urbana sono solo alcuni degli obiettivi strategici identificati per il 2014-2020 per il cui adempimento sarà necessario non solo rafforzare il dialogo tra le amministrazioni pubbliche locali, ma anche e soprattutto incentivare gli investimenti. E’, dunque, indispensabile dotarsi di un piano strategico di rigenerazione  che ponga gli obiettivi di qualità urbana ed architettonica, di risparmio delle risorse naturali ed energetiche, di efficienza e razionalizzazione della vita urbana, ad un livello prioritario; poiché primo destinatario della rigenerazione urbana sostenibile è e deve essere il cittadino, occorre  una “rivoluzione civile e culturale” affinché si diffonda la consapevolezza dell'abitare. La ricerca della qualità urbana passa attraverso approcci interdisciplinari che sappiano affrontare le diverse problematiche valorizzando le specifiche potenzialità locali, l'urgenza è quella di riqualificare  spazi già esistenti e non valorizzati piuttosto che costruire ex-novo, anche per contribuire a ridurre la crescita urbana incontrollata e l'ulteriore consumo di suolo.  Quello che si cerca di raggiungere con gli interventi di riqualificazione urbana  è in definitiva una "sostenibilità" che abbia il triplice valore  di benessere, sicurezza sociale e rispetto ambientale. Dal punto di vista sociale, il coinvolgimento nel recupero urbano e i processi di partecipazione sono oggi divenuti estremamente importanti non solo per promuovere l'identità locale, la condivisione, l'appropriazione spaziale, ma anche per rispondere a fenomeni quali la marginalità, la concentrazione di migranti, l'esigenza di sicurezza, la presenza di fasce deboli della popolazione. I programmi di rigenerazione urbana pongono maggiore attenzione alla sfera sociale  e sono volti a combattere la povertà e l'emarginazione sociale, in questo senso, è possibile scorgere una nota evolutiva che va dal pragmatico recupero fisico -spaziale, ad una olistica rigenerazione che si sviluppa attraverso azioni di tipo sociale, economico, culturale ed ambientale. Ma non è tutto rose e fiori, secondo David Madden, docente di Sociologia e Programmazione Urbana alla London School of Economics, la rigenerazione urbana è stata un fallimento: “Rigenerazione urbana, secondo i suoi fautori, vuol dire mettere fine alla povertà. Purtroppo, la realtà è che la povertà viene solo spostata altrove  si dice che i quartieri poveri avrebbero bisogno di rivitalizzazione come se l’assenza di vita -opposto ad impoverimento e perdita di potere- fosse il vero problema. Esclusione viene “riclassificata” come “rigenerazione”. La missione liberale di “incrementare la diversità” è utilizzata ampiamente come scusa per allontanare i residenti originali dalle loro aree, in zone come Harlem e Brixton -aree celebri per la lunga storia di lotta politica e diversità culturale – al termine del processo di gentrificazione, si plaude alla vittoria sulla “povertà” ignorando il fatto che il disagio è stato solo  spostato altrove”. (www.theguardian.com). In conclusione, la rigenerazione urbana come strumento può offrire grandi opportunità di sviluppo, ma è bene prendere in considerazione anche gli aspetti fallimentari che sono venuti a galla nei processi precedenti per avere una visione quanto più ampia possibile, evitando gli errori del passato.

Carlo Gibiino

lunedì 24 marzo 2014

Qualità dell'architettura

"Se si insegnasse la bellezza alla gente, la si fornirebbe di un’arma contro la rassegnazione, la paura e l’omertà. All’esistenza di orrendi palazzi sorti all’improvviso, con tutto il loro squallore, da operazioni speculative, ci si abitua con pronta facilità, si mettono le tendine alle finestre, le piante sul davanzale, e presto ci si dimentica di come erano quei luoghi prima, ed ogni cosa, per il solo fatto che è così, pare dover essere così da sempre e per sempre. È per questo che bisognerebbe educare la gente alla bellezza: perché in uomini e donne non si insinui più l’abitudine e la rassegnazione ma rimangano sempre vivi la curiosità e lo stupore (Peppino Impastato)". Desidero cominciare questo post, con le splendide, esatte e carismatiche parole di un Uomo che ha avuto il coraggio di dire sempre quel che pensava, a discapito di qualsiasi eventuale timore, e mi chiedo perchè in Italia, non possiamo godere del bello? Perchè i nostri amministratori, politici ed esperti del settore non si sono impegnati per far vivere le nostre città contemporanee, perchè si è abbandonato il senso dell'arte che il nostro paese ha fatto conoscere in passato al mondo intero? E' ora di dire basta con gli scempi, basta con la bruttezza, basta con scatole preconfezzionate, nelle quali noi non ci riconosciamo più, basta con le canoniche colate di cemento senza anima e senza identità. Ogni luogo ha il suo personale "spirito", interazione tra luogo e identità, tra cultura e senso civico, tra linguaggio e ambiente. Il rilancio della qualità nell'architettura passa attraverso dibattiti, formazione e informazione, tre necessari strumenti attualmente assenti nella nostra vita quotidiana, la qualità nell'architettura deriva anche da una forte sensibilizzazione dell'opinione pubblica attraverso l'uso di canali convenzionali quali tv, giornali, e soprattutto internet. Bisogna puntare su una elevazione culturale a partire da chi vive la città, fino a chi la amministra, negli ultimi anni in Europa è, infatti, cresciuta la consapevolezza dell’importanza del ruolo giocato dalle città nel guidare l’innovazione e la crescita economica locale e similmente è andato aumentando il bisogno di sviluppare strategie di rinnovamento urbano. L'appartanenza ad un sistema Europeo, e non più semplicemente locale, ha determinato la necessità di fissare nuovamente alcuni elementi per ridefinire l'dendità urbana, esclusiva, unica e preziosa per rinoscersi in un percorso interiore di appartenenza. La città contemporanea, riprendendo un concetto caro al sociologo inglese John Urry, diventa oggetto di «consumo visuale» (Urry 1995), ovvero di fruizione estetica, e i valori positivi che l’immagine della città porta con sé fanno della città stessa un marchio per i prodotti e le attività che hanno luogo sul suo territorio. In tale contesto progettare trasformazioni dello spazio urbano significa investire nella produzione di luoghi che si prestano al consumo visuale ovvero incentivare la fruizione estetica della città. Lo strumento del Concorso, seppure non perfetto, rappresenta ad oggi in modo indiscutibile la miglior forma di procedura ed è strumento ormai ordinario nei principali Paesi Europei, non così in Italia ove è ancora una procedura poco e mal usata, l'uso del Concorso per realizzare Opere Pubbliche deve essere uno strumento ordinario, sostanzialmente obbligatorio, e tutte le Amministrazioni devono attrezzarsi per compiere questo indispensabile salto qualitativo.

Carlo Gibiino  


mercoledì 19 marzo 2014

Le città insostenibili

Le città, luogo di incontri, scambi, culture, sapori, odori, colori. Le città oggi rappresentano la sconfitta di una generazione di uomini intenti quasi solo ed esclusivamente a fare soldi. Dal secondo dopoguerra ad oggi, le città sono state date in mano a palazzinari, uomini d'affare, manager, imprese edilizie, tutti tranne gli architetti. Le città sono il nostro gioello, il biglietto da visita di una popolazione, delle sue tradizioni, delle sua culture, del suo paesaggio. Un paesaggio che è stato, nel tempo dilaniato da interessi puramente economici a scapito della bellezza, della funzione, della fruizione. La città "moderna", fatta di scatole d'affitto, mal isolata acusticamente affacciate su strade asfaltate senza la minima integrazione geografica e con il paesaggio naturale, si congestiona e si estende senza forma, incerta, indefinita. Il D.M. n. 1444/68 all'art. 3, definisce gli spazi destinati agli insediamenti residenziali e gli spazi pubblici o riservati alle attività  collettive, a verde pubblico, a parcheggi, spazi che non sono assolutamente riconoscibili e delineati nelle nostre città.Ma cosa si intende per insediamenti residenziali? Le città sono insediamenti residenziali? Perchè non sono stati minimamente presi in considerazione gli standards urbanistici previsti dal suddetto D.M. 1444/68? L'urbanista e l'architetto, organizzano  gli spazi urbani e architettonici, definiscono la lo loro posizione e la collegano nel tempo e nello spazio stabilendo percorsi perfettamente efficienti. Bisogna smettere di contrapporre sempre i punti di vista, che vanno invece fusi in una logica di armonia. Bisogna agire con intelligenza e programmazione di comune accordo con le amministrazioni locali, amministrazioni che spesso non sono sensibili ad una pianificazione territoriale strategica. Ne consegue quindi che gli obiettivi strategici si riducono ai pochi derivanti dalle priorità politiche espresse nella direttiva di mandato, tali obiettivi, però, non rappresentano tutti gli obiettivi strategici rilevanti, l'integrazione tra politica e amministrazione,serve ad impedire che ci siano attività di gestione che sono totalmente assenti nei pensieri politici e, viceversa, obiettivi strategici che non si traducono in programmi operativi. La disorganica sequenza di opere pubbliche delle varie amministrazioni e la disordinata ricostruzione dei centri urbani,eseguita più con spirito di ripristino o di massimo sfruttamento che di miglioramento,rappresenta una sintesi di disordine che una seria e positiva azione di programmazione urbanistica avrebbe potuto facilmente prevenire e superare. Occorre saper leggere il proprio territorio, selezionare le priorità di intervento sostenibili e guidare intorno a queste priorità le risorse pubbliche e private. Un suggerimento ci viene offerto dal legislatore, che in data 27 Febbraio 2004 ha approvato il disegno di legge sulla Qualità dell'Architettura, un disegno di legge quadro che promuove la nascita ed il consolidamento di una cultura della qualità architettonica ed urbanistica, una nozione fino ad oggi sottovalutata nell’ordinamento, e richiama l’attenzione degli operatori ai fini del raggiungimento di standard di progettazione quanto più elevati possibile. Per consentire un inserimento armonico dell’opera costruita nell’ambiente circostante (il cui valore paesaggistico è stato spesso compromesso da interventi architettonici ed urbanistici non sufficientemente ponderati) il disegno di legge individua principi fondamentali a cui attenersi e strumenti capaci di incrementare la qualità architettonica: concorsi di idee che favoriscano anche l’ingresso di giovani architetti ed iniziative di alta formazione con il coinvolgimento degli Ordini professionali, ma anche valorizzazione dell’arte e dell’architettura contemporanea.

Carlo Gibiino

martedì 11 marzo 2014

Deducibilità integrale formazione professionisti

Come è a tutti noto, a partire dall’1 gennaio 2014 è entrato in vigore l’obbligo di formazione continua per tutti i professionisti.Il Testo Unico per le Imposte sui Redditi (TUIR) tuttavia non prevede che le spese sostenute per la frequenza dei corsi di formazione e le eventuali relative spese di vitto e alloggio siano interamente deducibili: difatti è prevista la possibilità di dedurre solo il 50% delle spese sostenute per la frequenza dei corsi da parte dei professionisti.A fronte di quanto sopra, il Consiglio Nazionale degli Ingegneri, proprio al fine di consentire ai professionisti un minore esborso fiscale, ha avviato, in raccordo con la Rete delle Professioni Tecniche, una serie di iniziative a livello parlamentare, per rendere interamente deducibili tali spese, iniziative che muovono proprio dalla modifica del Testo Unico.Un primo risultato è stato conseguito lo scorso 19 febbraio, in sede di approvazione definitiva del DL 145/2013 Destinazione Italia.In detta sede difatti il Governo si è impegnato formalmente a valutare la possibilità di modificare le norme introducendo, a favore dei professionisti, la deducibilità integrale.

lunedì 3 marzo 2014

Pompei a pezzi

L’articolo 9 della Costituzione della Repubblica Italiana recita: “…La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e della ricerca scientifica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico-artistico della nazione…”,codificando ad altissimo livello la protezione giuridica del Patrimonio  Culturale italiano.
Cosa si intende per Patrimonio Culturale?
Il Patrimonio Culturale è un insieme organico (di opere, monumenti, musei, case, paesaggi, città, costumi e tradizioni) strettamente legato al territorio che lo ha prodotto. Questo patrimonio, nel suo complesso, costituisce un elemento portante della società civile e della identità dell’Italia tutta. Rappresenta la ricchezza di – un paese, una città, una nazione, o qualunque settore giuridicamente circoscritto – o anche di un soggetto a cui il patrimonio fa capo ( un ente privato, un ente pubblico, un museo ecc.) sul piano culturale e su quello economico, restando destinato alla fruizione collettiva. In altri termini è un insieme di beni materiali e immateriali, la cui espressione immateriale (musei, opere d’arte, case, paesaggi) serve anche a richiamare la parte immateriale costituita dalla cultura, dalla lingua, dai modi di pensare comuni.
Ieri, nell'area archeologica di Pompei (Napoli) sono avvenuti altri due crolli. I cedimenti hanno riguardato il Tempio di Venere e un muro di una tomba della necropoli di Porta Nocera, probabilmente a causa delle forti piogge delle ultime ore.  Lo comunica la Soprintendenza per i beni archeologici, la muratura, interessata da alcune lesioni, era già stata puntellata, l'area è adesso interdetta al pubblico. Si è verificato anche un crollo del muretto di una tomba della necropoli di Porta Nocera. Il muretto, alto circa 1,70 metri e della lunghezza di circa 3,50 metri, serviva da contenimento del terreno in cui erano state poste le sepolture ed era costruito contro-terra. Tutti gli accessi alla necropoli sono stati chiusi e gli scavi resteranno interdetti al pubblico fino al completamento delle verifiche del caso e al ripristino del muretto. n seguito ai crolli il ministro dei Beni e delle attività culturali e del turismo, Dario Franceschini, ha convocato per martedì mattina una riunione operativa sul sito di Pompei. La riunione servirà ad avere un rapporto esatto sulle motivazioni dei crolli, a cominciare da quello di dicembre 2013, e a verificare l'efficacia degli interventi di ordinaria manutenzione e, complessivamente, a valutare lo stato di attuazione del Grande Progetto Pompei.  Alla riunione parteciperanno il soprintendente incaricato Massimo Osanna; il direttore generale delle antichità, Luigi Malnati; il direttore generale del Grande Progetto Pompei, Giovanni Nistri.
L’Italia è un paese colmo di beni artistici e culturali da far invidia al pianeta, deteniamo ben il 5% dell’intero patrimonio mondiale ma non riusciamo a tutelarlo come si deve. I beni culturali devono essere riconosciuti, conservati e protetti, ma devono essere anche divulgati, utilizzati e resi fruibili e accessibili. Pertanto, la tutela oltre ad indicare l’interesse culturale del bene , il suo radicamento nel territorio storico, responsabilizza i soggetti proprietari e gestori indicando i valori da tutelare e propone un disciplinare per l’uso del bene personalizzato, mettendo al centro i beni culturali di un territorio, la loro identità, il loro rapporto con la gente, in una prospettiva di sviluppo. Così si connette dinamicamente con:
- la valorizzazione (l’attività diretta a migliorare le condizioni di conoscenza e conservazione dei beni culturali e ambientali e ad incrementarne la fruizione
- la promozione (l’attività diretta a suscitare e a sostenere la valorizzazione dei beni).
- la gestione (l’attività che mediante l’organizzazione di risorse umane e materiali è diretta ad assicurare la fruizione dei beni culturali e paesaggistici, concorrendo alle finalità di perseguimento della tutela e valorizzazione).
Ci auguriamo che in futuro i nostri splendidi ed invidiati beni culturali, possano ritrovare la luce ardente del passato, ad essere resi nuovamente fruibili. Auspichiamo fortemente che i piani di tutela e valorizzazione, non restino meramente parole scritte che graffiano i fogli bianchi, ma che seguano azioni puntuali e determinate tese a perseguire fortemente gli obiettivi prefissati. Serve una strategia di sviluppo sostenibile capace di aprire prospettive di rinascita, in special modo per le aree più critiche, il quale richiede un impegno coerente e una visione olistica sull'intero territorio nazionale e quindi diretta: alle infrastrutture dei trasporti, delle comunicazioni, l'energia, l'acqua, i rifiuti, ai servizi, alle abitazioni,  all'industria, all'artigianato, all'agricoltura, alla difesa del suolo, al turismo, accettando così l'idea che la valorizzazione conservativa del patrimonio culturale, debba costituire l'opzione di base di una nuova strategia di sviluppo.

Carlo Gibiino

martedì 25 febbraio 2014

Taiwan, il primo stadio progettato usando 35.000 bottiglie di plastica.


Il progetto prevede la costruzione di uno stadio di calcio privo di travi in acciaio o in calcestruzzo, costruito utilizzando quasi esclusivamente con materiali ricavati dal riciclo delle bottiglie di plastica. A presentare l’opera è stata la Miniwiz Sustainable Energy Development, una squadra di ricercatori e progettisti di altissimo livello che ha già dato prova di ciò che è in grado di fare, a Taiwan.  I progettisti di MiniWiz hanno immaginato una struttura a cielo aperto sospesa da 2 gru di 200 tonnellate, senza l’aiuto strutturale di alcuna trave in acciaio o calcestruzzo.  assicurare la giusta resistenza, l’utilizzo combinato di speciali mattoni in poliuretano termoplastico, polietilene tereftalato e pula di riso riciclata. A rendere ancor più sostenibile la costruzione, l’integrazione di pannelli solari, in grado di sfruttare l’energia naturale del sole per produrre l’energia necessaria alla struttura ricettiva. La Miniwiz è nota per aver ideato e realizzato numerosi progetti architettonici sostenibili, a loro, infatti, si deve l’EcoArk, realizzato in occasione del Taipei International Flora Exposition 2010, del Feather Pavilion di Pechino, completato a pochi giorni dall’inizio della settimana del design, e della Nike Area 13 pop-up stadium. Unico altro materiale ammesso alla costruzione di queststadio molto ecologico sarà la pula di riso, naturalmente riciclata. Lo stadio di plastica riciclata di Taiwan sarà:

" lo stadio più semplice e luminoso al mondo, ha dichiarato Arthur Huang, managing director di Miniwiz, somigliante come struttura ad un foglio di carta rialzato in pieno centro".