lunedì 5 gennaio 2015

L'Italia a pezzi: crolla il Viadotto sulla Agrigento – Palermo che è stato inaugurato a Natale.


Appena inaugurato, alla alla vigilia di Natale, crolla prima di Capodanno. Si tratta del viadotto Scorciavacche sulla Palermo-Agrigento, chiuso al traffico da Anas l’ultimo giorno del 2014. La nota tecnica dell’azienda parla di “un anomalo cedimento del piano viabile in corrispondenza del rilevato retrostante della spalla del viadotto”. Metà carreggiata in pratica è letteralmente sprofondata e la restante presenta una profonda spaccatura. Per fortuna nessun veicolo transitava quando è avvenuto il collasso dell’arteria. L’Anas ha dunque deciso di chiudere alla circolazione veicolare la strada statale 121 bel tratto  tra il chilometro 226 e il chilometro 227 nei pressi di Mezzojuso. Da Nord a Sud il sistema Italia crolla a pezzi, sotto il peso della corruzione, delle tangenti, del malcostume legalizzato, della mala-politica che ormai permea tutto il tessuto sociale italiano. Regioni, province, comuni, parlamentari,consiglieri regionali, provinciali, comunali, presidenti di regione, assessori, ministri, tutti a praticare il "pizzo legalizzato", a pensare agli interessi personali a scapito di quelli della collettività, della "RES PUBBLICA", concetto che ormai si è perso nella notte dei tempi, e la cosiddetta "società  civile"- il popolo, resta in balia di governanti senza scrupolo e politicanti,che invece di andarsene a casa, stanno costringendo le persone per bene, muniti di buon senso, a fare prove tecniche di rivoluzione, ma più che rivoluzione direi emigrazione, il tutto condito da uno squallore nauseabondo. Sempre più italiani lasciano l'Italia,per andare a vivere altrove, per la prima volta, come si legge sull'Huffington Post, in Italia sono più quelli che emigrano che quelli che arrivano. Certe notizie mi lasciano davvero a bocca aperta, mi faccio mille domande alle quali non trovo le risposte giuste, e mentre mi perdo tra i mille perchè ???, guardo con interesse quello che succede nel resto d'Europa, lo vedo, lo vivo, lo condivido e apprezzo quello che di buono c'è, come critico quello che di buono non c'è, bisognerebbe imparare a viaggiare, a conoscere, ad apprezzare a condividere. I viaggi servono ad aprire la mente; Proust diceva: "Il vero viaggio di scoperta non consiste nel trovare nuove terre ma nell'avere nuovi occhi. Che si viaggi per piacere, per lavoro, per amore o per inseguire un sogno, è sempre qualcosa che introduce nella mente il cambiamento e il movimento. Auguro all'Italia, al mio bellissimo paese, di ritrovare il prorpio cammino fatto di prosperità, ricchezza, gioia e voglia di fare, ripercorrendo i fasti del passato, tra arte, architettura, letteratura, grandi invenzioni, uomini e donne che hanno contribuito a fare di questo paese un esempio da seguire.

Carlo Gibiino

venerdì 2 gennaio 2015

Legge di Stabilità: al via i piani per le periferie?

Un piano nazionale per la riqualificazione sociale e culturale delle aree urbane degradate,arriva con la legge di Stabilità per rigenerare le nostre periferie. Per il 2015 la manovra, in attesa di pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale, stanzia 50 milioni di euro per l'anno 2015 per progetti che affrontino i problemi di marginalizzazione e degrado sociale e  ambientale;e altri 150 milioni di euro per il 2016 e il 2017.Sembrerebbe finalmente si voglia dare l’avvio ad una seria politica di sviluppo delle città e rigenerazione delle periferie, salvo ancora una volta, non si volesse poi attuarla con i soliti metodi arcaici propri della vecchia politica italiana.Queste sono le risose stanziate per far fronte ad un Piano nazionale per la riqualificazione sociale e culturale delle aree urbane degradate. Il programma sarà attuato in più step.  La prima scadenza è il 31 marzo 2015,dData entro la quale un DPCM, emanato su proposta dei ministeri delle Infrastrutture, dell'Economia e dei Beni e delle attività culturali, dovrà definire le regole per l'ammissione dei progetti di riqualificazione elaborati da parte dei Comuni.  Alle amministrazioni comunali toccherà, infatti, entro il 30 giugno 2015, presentare progetti di riqualificazione volti alla «riduzione di fenomeni di marginalizzazione e degrado sociale, nonché al miglioramento della qualità del decoro urbano e del tessuto sociale ed ambientale». A selezionarli, secondo le modalità fissate dal DPCM, ci sarà un Comitato per la valutazione dei progetti, costituito «senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica». Quanto alla sua composizione, ne faranno parte «due rappresentanti della Presidenza del Consiglio dei ministri, di cui uno con funzione di presidente, del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, del Ministero dell'economia e delle finanze e del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, nonché da un rappresentante della Conferenza delle regioni e delle province autonome, dei Dipartimenti della Presidenza del Consiglio dei ministri per gli affari regionali, le autonomie e lo sport e per la programmazione e il coordinamento della politica economica, dell'Agenzia del demanio e dell'Associazione nazionale dei comuni italiani». Tra i criteri di selezione dei progetti inviati dai Comuni dovranno esserci sia la possibilità di eseguire tempestivamente gli interventi che la capacità del progetto di funzionare da moltiplicatore delle risorse pubbliche attraverso l'attrazione di investimenti privati. Con uno o più decreti del Presidente del Consiglio dei ministri saranno individuati i progetti da inserire nel Piano. Si partirà poi con le convenzioni o accordi di programma con i comuni promotori, nei quali saranno definiti i soggetti partecipanti alla realizzazione dei progetti, le risorse finanziarie, gli stanziamenti che deriveranno dal Fondo per l'attuazione del Piano, i tempi di attuazione e i criteri per la revoca dei finanziamenti in caso di inerzia nella messa a punto degli interventi. "Riprendendo l'idea del "rammendo" delle periferie elaborato da Renzo Piano - osserva Franceschini -, il Governo ora vuole investire risorse importanti su un grande piano, non solo per "riqualificare" ma per fare diventare le periferie urbane luoghi di innovazione, di creatività, di innesti di architettura contemporanea.Il Piano nazionale sostituisce, infatti, il Piano Città del 2012, i cui limiti di visione e di organizzazione ne hanno decretato il sostanziale fallimento, riproducendone la carenza di progetto e un’assurda burocrazia  nel processo di attuazione”. Così il Consiglio Nazionale degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori. “In tutta Europa, invece, i Piani di rigenerazione urbana partono da una strategia precisa e condivisa, da cui discendono i principi di selezione per gli investimenti statali, gestiti da un Nucleo o Agenzia agile, nella quale un rappresentante del Governo rappresenta tutti i Ministeri, uno le Regioni e uno i Comuni, affiancati da un gruppo ristretto di advisor (esperti di architettura e pianificazione, finanza di progetto, sociologia) che hanno l’esperienza e il curriculum adatti per aiutare nella selezione delle priorità”. “Il Piano Città del 2012 è fallito esattamente perché non era chiara la strategia, e di conseguenza i criteri di selezione; il CEPU era troppo numeroso e composto solo di funzionari ministeriali; i progetti vecchi o allestiti senza soldi in poche settimane; i procedimenti burocratici faticosi. Così come progettato il Piano del Governo subirà la stessa sorte”. “Chiediamo al Governo, al Senato e alla Camera - continua ancora - di rimettere mano all’emendamento per non perdere l’ennesima occasione di avviare una’agenda urbana efficace. Serve allora stabilire, in tre mesi, quale sia la strategia complessiva da attuare nell’arco di dieci anni, mettendo attorno al tavolo alcune grandi intelligenze dell’Italia che si occupano di periferie, come ad esempio il senatore a vita Renzo Piano. “Sulla base della strategia - conclude il Consiglio Nazionale - serve poi finanziare un parco progetti innovativi e sostenibili che siano seguiti da una Unità di missione o Agenzia leggera, competente ed efficiente sull’esempio delle Unità di Missione per le scuole e il rischio idrogeologico che stanno dando buona prova di sé. L’ultimo step è quello di integrare questa politica con le azioni e i finanziamenti comunitari, così come gli architetti italiani predicano da anni.”

lunedì 29 dicembre 2014

New Mexico: L'artista Ra Paulette ha scavato e decorato con le sue mani le caverne di sabbia, un luogo spirituale.

Ra Paulette non ha mai studiato architettura, ingegneria, o scultura; lavora con le mani e le sensazioni; si è addentrato per 1,6 km dentro le luminose grotte arenarie a nord del New Mexico. Per oltre 20 anni, Ra ha perlustrato senza sosta, ha scavato, raschiato e decorato, le  caverne piene di fasci di luce che si nascondono dentro le montagne. Il prodotto finale è un capolavoro unico, creato dalla forza e dalla persistenza che nel corso degli anni si sono scavate un pozzo personale di  pure meraviglie.Il lavoro manuale è il fondamento della mia espressione del sé. Per farlo bene, devo coinvolgere forza mentale ed emozionale, nonché  forza fisica. Quando scavo le grotte azzero tutti i movimenti nelle loro parti più semplici e li riassemblo nei modelli e nelle strategie più efficienti  pur mantenendo una elasticità corporea. Come un ballerino, "sento" il corpo e il suo movimento in modo consapevole. Io la chiamo "la danza di scavare", ed è il segreto di come questo vecchio uomo può ottenere così tanto fatto. (Ra Paulette) Il  progetto finale e ambizioso è sia un progetto artistico - ambientale che sociale, il quale utilizza la solitudine e la bellezza del mondo naturale per creare un'esperienza che favorisce il rinnovamento spirituale ed il benessere personale. E 'il culmine di tutto ciò che ho imparato e sognato nella creazione di grotte. Un miglio a piedi nel deserto diventa un viaggio di pellegrinaggio, interamente scavato a mano, ha elaborato complesso di grotte scolpite illuminato dal sole attraverso molteplici tunnel finestre. La grotta è sia un santuario ecumenico comune e un luogo ultraterreno per presentazioni e spettacoli progettati per affrontare i problemi di benessere sociale e l'arte del benessere. Il progetto non è semplicemente per il pubblico,  ma comprende un processo creativo più grande . In analogia con l'arte di dipingere, dell'uso dei colori sulla tavolozza, Paulette diventa un artista sociale, la tela sarebbe la società stessa e le sue condizioni sociali. Usando l'estetica di affrontare la sofferenza della società, l'arte sociale non si accontenta di decorare il mondo; il suo intento è quello di cambiarlo. Cambiare il mondo è compito arduo. L'arte non tenta di forzare il cambiamento attraverso l'azione diretta, ma a catalizzare essa modificando la base emotiva da cui può avvenire il cambiamento. "Come possiamo cambiare ciò che facciamo prima di cambiare come ci sentiamo?" Il suo presupposto di fondo è che attraverso la meraviglia e il senso della bellezza si passa dal regno emozionale dei nostri desideri e paure, al più espansivo e  profondo sentimento di ringraziamento e apprezzamento per la vita con un senso di sacralità, le nostre azioni saranno automaticamente modificate, creando un mondo migliore - 'come per magia'. Questa è la magia dall' arte, musica, teatro, e della bellezza del mondo naturale. Abbiamo bisogno per quella magia di svolgere un ruolo più diretto nella nostra vita.

Carlo Gibiino










venerdì 19 dicembre 2014

Ufficio concettuale: "un ambiente di lavoro sperimentale" al posto di sedie e scrivanie.

La ricerca medica suggerisce che stare troppo tempo seduti può far male alla salute, così RAAAF  e Barbara Visser hanno sviluppato un ufficio sperimentale che incoraggia i lavoratori ad appoggiarsi o anche sdraiarsi.Trascorrere ogni giorno seduti ad una una scrivania aumenta l'esposizione ad una serie di problemi di salute, di malattie cardiache, diabete e obesità, dicono i ricercatori provenienti daSvezia, Australia e Regno Unito. La fine del processo sedentario è concepito come uno spazio in cui la seduta è solo una delle opzioni disponibili. Lo studio olandese RAAAF (Rietveld Architettura Arte affordance) e l'artista Barbara Visser hanno iniziato a lavorare sul concetto all'inizio di quest'anno, infatti sono stati invitati a creare il loro primo prototipo di lavoro,  a Looiersgracht 60, un nuovo spazio espositivo ad Amsterdam. "Abbiamo sviluppato un concetto in cui sedie e scrivanie non sono indiscutibili punti di partenza," hanno detto i progettisti". "Invece, i vari utilizzi dell'impianto sollecitano i visitatori ad esplorare le diverse posizioni in piedi in un "paesaggio" di lavoro sperimentale. "Le sedie ed i tavoli sono stati ridisegnati oltre un milione di volte. Ma cosa succederebbe se non ci  fossero più sedie e si vorrebbe lavorare in  piedi?" si sono chesti gli architetti Ronald e Erik Rietveld, i due fondatori di RAAAF. Lo spazio è pieno di  grandi forme tridimensionali sfaccettate che variano la prorpia dimensione in altezza dalla vita alla spalla. Un assortimento  di superfici angolari,  nicchie e passaggi trasformano ogni oggetto in un pezzo ambiguo di mobili che gli utenti sono invitati ad interagire con  come meglio credono. Alcuni spazi, in maniera naturale, diventano zone dove appoggiarsi, altri diventano sporgenze dove sistemare un  notebook, altri per  lavorare in gruppo e alcuni sembrano perfetti per sdraiarsi. "Abbiamo dovuto scoprire quali sono le vie più comode per  lavorare in piedi ", hanno aggiunto gli Architetti  Ronald and Erik  Rietvelds, fondatori di RAAF. E continua "abbiamo dovuto costruire tutte le  posizioni comode noi stessi, perché nessuno  altro voleva occuparsi seriamente di qusto progetto". I progettisti hanno allestito lo spazio in soli 10 giorni, usando cornici di compensato rivestiti. L'installazione resterà aperta al pubblico fino al 7 dicembre ed il progetto è già stato utilizzato  da ricercatori  dell'Università di Groningen per verificare gli  effetti del lavoro nelle diverse posizioni. I risultati ufficiali saranno pubblicati in un rapporto la prossima primavera.

Carlo Gibiino

Fotografie di Jan Kempenaers





domenica 14 dicembre 2014

Riuso degli edifici: Il carcere dismesso diventa un caffè

Situato all'interno delle mura storiche del carcere di Bluestone Pentridge Village (Australia),  il progetto "Giuria Cafe", ideato  da Biasol Design Studio, è focalizzato su esperienze funzionali ed emozionali. Dismesso nel 1997, l' ex carcere non è solo la patria di Giuria Cafe, ma anche un interessante progetto residenziale e commerciale nel cuore della città a soli 8 km da Melbourne CBD a Coburg. Il progetto di interior design, Giuria Cafe è stato approntato dal team di progettazione  Biasol: Design Studio affrontando diverse sfide. Da un lato è stato rispettato il suo passato oscuro di prigione, dall'altro hanno anche voluto infondere nuova vita nel caffè affinchè i suoi clienti possano godere di un atmosfera unica e rilassante. Il tema dell' irriverenza ha guidato Biasol: Design Studio, per giocare con le idee - idee che creano un contrasto tra le pareti di pietra blu scuro e una palette di colori vivaci e legni chiari. Insieme a queste idee di colore, è stato utilizzato un mix di materie prime  come legno compensato, elementi strutturali e cemento che ha permesso al team di progettazione di formare un motivo geometrico intriso di colore. Tale struttura ha creato un effetto giocoso che ha anche permesso di attraversare il suo passato oscuro e abbracciare un ambiente divertente per il futuro. Le luci pendenti, con cavo tessile rosso  e lampade scultoree, sono state appese in formazione in modo da disegnare una L sul bancone di legno. Sopra i tavoli, i cavi dai colori vivaci sono avvolti intorno alle capriate del soffitto di legno per diminuire la lunghezza. Altri sono attorcigliati ai muri e dietro un grande logo di legno che mette in mostra il nome del locale dietro il bancone. Lo spazio è stato ammorbidito ulteriormente con l'aggiunta di verde,  tavoli su misura e sgabelli che sono, ancora una volta, tutti realizzati con materiali naturali.

Carlo Gibiino





domenica 7 dicembre 2014

Bioplastica: architettura riciclabile per facciate innovative

Un team di professori e studenti del ITKE il dipartimento di Strutture e Costruzioni della facoltà di Architettura dell’Università di Stoccarda, ha presentato nell’ambito del Research Proiect Bioplastic Facade, supportato dal EFRE (European Fund for Regional Development), Arborskin, il prototipo di padiglione dalla facciata riciclabile, realizzato con un nuovo tipo di bioplastica, un materiale che contiene più del 90 percento di componenti riciclati, provenienti da fibre naturali. La sperimentazione tedesca con il suo modello 3D apre una serie di scenari innovativi ed importanti nell’ambito dell’applicazione delle materie plastiche da materiale rinnovabile applicate alle costruzioni. L’intero padiglione è realizzato con elementi di facciata in 3D e dimostra le potenzialità estetiche e strutturali delle bioplastiche. Ha vinto recentemente un premio in uno dei più importanti concorsi tedeschi sulle idee innovative. Grazie alla collaborazione di scienziati dei materiali, architetti, progettisti, tecnici di produzione ed esperti ambientali è stato possibile sviluppare un nuovo materiale, appunto, che costituisce una risorsa efficiente ed alternativa ai materiali da costruzione. Partner di ricerca è stato il gruppo Tecnaro, che ha realizzato Arboblend, un particolare tipo di granuli bioplastici che possono essere facilmente estrusi per conformare lastre lavorabili in molteplici modi: possono essere forate, stampate, laminate, tagliate al laser. Il progetto della struttura a guscio è basato su una rete di forme triangolati in pezzi tetraedrici di dimensioni diverse. La doppia pelle curva è fatta con piramidi di bioplastica di 3.5 mm di spessore che vengono assemblate meccanicamente per creare la superficie di forma libera. La forma complessa a doppia curvatura portante è realizzata collegando tra loro i tetraedri con anelli di rinforzo e travicelli. I fogli di bioplastica possono essere modellati e adattati liberamente per soddisfare qualsiasi esigenza estetica dell’edificio. Finora le bioplastiche erano state utilizzatte solo per il confezionamento ma questo padiglione dimostra che il materiale può essere promosso ad alternativa verde al cemento, la cui produzione rappresenta l'otto per cento delle emissioni globali di anidride carbonica.

Carlo Gibiino



domenica 23 novembre 2014

Utrecht: un ottimo esempio per ristrutturare un edificio storico.

Dreessen Willemse Architecten ha progettato una struttura di 1.500 metri quadrati per sostituire due edifici storici fatiscenti che originariamente si trovavano sul Steenweg Street, una delle strade più antiche della città olandese. Ospita negozi sui due livelli inferiori e alloggi per studenti sui due piani superiori. L'edificio ha un profondo, tetto grigio increspato con sporgenti abbaini e una facciata fatta di mattoni rossi sottili. Gli architetti hanno scelto queste caratteristiche per fare riferimento alle ancestrali proprietà  su entrambi i lati, ma li hanno affiancati con materiali moderni e forme che includono un'ampia distesa di vetri e cornici sottili. "Come condizione per la demolizione, il comune ha richiesto che un nuovo monumento dovesse essere costruito al suo posto", ha detto lo studio."La divisione non allineata della facciata anteriore, non visibile a prima vista, si riferisce ai due edifici che originariamente erano lì  ed inoltre è conforme alla lottizzazione dei terreni sulla Steenweg."Lo spazio dedicato al negozio è disposto sopra nei primi due livelli dell'edificio, collegati da una scala mobile. Al piano terra, grandi lastre di vetro formano una generosa vetrata, mentre il  negozio al piano superiore ha una fila di finestre alte. Le aperture delle finestre ai piani superiori sono disposti secondo un ritmo che corrisponde a quello dei fabbricati che hanno di fronte. Essi sono incorniciati da spesse sezioni di pietra grigio chiaro che sporgono leggermente dalla facciata in mattoni."Dove l'edificio ha un linguaggio classico, viene applicata una materializzazione moderna e dettagliata ", hanno detto gli architetti. L'edificio si estende sopra una cantina medievale, che ora è stata trasformata in un deposito per le biciclette degli studenti e negozio.
Fotografie di Arthur Bagen.

Carlo Gibiino